Omicidio Gambirasio, Bossetti avvilito: “Abbandonato da tutti ma non da Dio”

|a cura di Maria Parente

“La Corte di Assise di Bergamo quale giudice dell’esecuzione ci ha finalmente concesso autorizzazione a visionare i reperti con la speranza che possano emergere elementi nuovi, forti e tali da portare ad una revisione del processo e dunque provare la sua innocenza”: cono tono speranzoso e rassicurante l’Avv. Claudio Salvagni, tra i difensori di Massimo Bossetti, rilascia un’intervista al nostro quotidiano per aggiornare sui futuri sviluppi dell’omicidio di Yara Gambirasio, tredicenne di Brembate(BG), di cui Bossetti viene irrimediabilmente accusato. Era il 16 dicembre 2019. Da quel giorno fino ad oggi quella possibilità pare gravemente compromessa poiché la Procura di Bergamo , la stessa che aveva consentito di replicare, improvvisamente nega.

Coincidenze e non prove, piovono accuse in assenza di schiaccianti testimonianze: l’incubo per il muratore di Mapello sembra non avere fine. Quante criticità emergono dal processo, tutt’ora ingiustificate, come ad esempio il movente. Ad oggi, anche in sentenza, si parla di un movente di natura sessuale seppur nessun segno di violenza sessuale sia stata trovata sul corpo di Yara. Arrestato quattro anni dopo l’omicidio della giovane Yara emerge di Bossetti la fisionomia di un uomo riservato e che mai prima di allora si era reso protagonista di qualche atto violento, tanto meno sessuale. Quindi si accusa di un movente sessuale chi, a parte aver guardato qualche film hard e non di carattere pedo pornografico, non ha mai dimostrato di avere avuto, in più di 40 anni di vita, alcun atteggiamento censurabile. C’è poi da evidenziare che Massimo non conosceva Yara, né i parenti di Yara, mai l’aveva contattata sui social e tanto meno di amicizie comuni

Il DNA di Ignoto 1 recuperato dai leggins di Yara viene attribuito a Bossetti nonostante risulti incompleto rilevandosi solo la parte nucleare e non mitocondriale , determinante e necessaria al fine della individuazione del reale omicida. In sintesi esiste solo la traccia di Dna nucleare, per l’accusa riconducibile a Bossetti, ma quella mitocondriale no o, quantomeno se c’è questa è riconducibile ad altri soggetti diversi dal muratore bergamasco. 

Perché la comunità scientifica accetta passivamente senza replicare?

In uno scambio di mail con Giovanni Terzi e pubblicate su Libero, Massimo Bossetti riferisce i suoi stati d’animo nonostante tutto supportati da una grande forza d’animo e speranzoso di poter dimostrare una volta per tutte la sua innocenza: «Speravo che andando avanti le cose prendessero una giusta via avendo la Corte di Bergamo ufficialmente autorizzato i miei legali a visionare i reperti. Invece a sette mesi di distanza quella via che sembrava spianata è diventata faticosa e piena di ostacoli … Una persona normale dovrebbe chiedersi come mai non viene autorizzata la ripetizione da parte della difesa dei reperti da me implorata da sei anni. Non so più a chi ed in che modo io mi debba rivolgere per essere ascoltato e capito… Anche se un magistrato mi avrà tolto la libertà di movimento, comunque sia, non potrà mai togliermi la libertà che sta nelle mie ragioni e convinzioni nell’essere innocente. Forse verrò abbandonato da tutti ma non da Dio, con Lui troverò sempre le forze nel lottare giorno dopo giorno a questo crudele massacro giudiziario fino al mio ultimo battito respiro di vita».

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