Il razzismo uccide senza giustifiche e promuove gli esecutori: la storia si ripete con l’agente Chauvin

|a cura di Maria Parente

Con la morte ingiusta di George Floyd possiamo senza dubbio affermare che il razzismo afroamericano è un tratto distintivo della cultura d’oltreoceano: l’agente Derek Chauvin ha impiegato nove minuti per soffocarlo innanzi allo sguardo imperterrito dei colleghi, complici e consensienti al macabro gesto nel mentre il povero Floyd implorava l’agente di non ucciderlo. Ancora una vittima “bianca” tra gli afroamericani che continuano a protestare creando disordini politici e sociali, pur consapevoli che la loro battaglia non produrrà gli effetti positivi sperati, difatti quasi 160 anni dopo l’abolizione della schiavitù e più di 50 anni dopo la morte di Martin Luther King, la comunità nera continua a trovarsi e a sentirsi oppressa da una micidiale rete di gap economici incolmabili, normative di fatto discriminatorie, preclusione di opportunità, sotto rappresentazione mediatica e politica, che concorrono a generare un asfissiante senso di esclusione e inferiorità.

Razzismo “sistemico”, “istituzionale”, “strutturale” che va oltre il colore della pelle come siamo portati a pensare. Per un bianco è difficile comprendere i mille modi in cui un nero viene discriminato, in ogni ambito e aspetto della sua vita. Pessime scuole, banche che negano i prestiti necessari per avviare un’impresa, grandi difficoltà a trovare lavori qualificati (uno studio ha dimostrato che i curricula di persone con nomi “afro-americani” ottengono dalle aziende la metà delle risposte rispetto a quelli con nomi “razzialmente neutri”.)  E poi c’è la paura costante delle violenze della polizia. I genitori neri spiegano fin da piccoli ai loro figli che se vengono fermati dagli agenti non devono protestare, ma al contrario, devono accettare ogni abuso e umiliazione senza reagire.

Ed è passata solo qualche settimana dal caso dell’omicidio di Ahmaud Arbery, un 25enne ucciso a colpi di fucile mentre faceva jogging da un ex agente di polizia e da suo figlio. Insomma, la storia si ripete e si rinnova: etichettati come esseri inferiori, la razza diversa dalla bianca in AMerica così come in gran parte del mondo, sarà destinata a subire e soffrire, speranza. Senza rimedio.

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