16 Settembre 2021, giovedì
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La città e il coronavirus: cosa cambierà

Pensare alla città dopo la pandemia è sicuramente operazione articolata e complessa in questo clima di ansia e di paura ma nemmeno impossibile.

Il distanziamento sociale che stiamo sperimentando in questo giorni di grande emergenza probabilmente durerà ben più di qualche settimana: con molta probabilità, esso accompagnerà la nostra vita  e il lavoro per il futuro e forse per sempre!

Dopo questa pandemia molto cambierà perche come ha affermato il Papa in questi giorni: “Vivevamo bene in un mondo malato…”;  parole su cui non possiamo non fermarci e riflettere!

Sono in tanti a parlare di un futuro  e di un ritorno alla normalità, ipotizzando una sorta di rewind di un pezzo della nostra vita, ma siamo proprio sicuri che vogliamo tornare esattamente dove ci siamo fermati?

Siamo proprio certi di avere la necessità di tornare al mondo, alla società e alla vita di prima?

O forse sarebbe più opportuno, in un confronto dialettico fra tante realtà professionali,  fermarsi a ripensare a quella normalità che probabilmente oggi scopriamo che era essa stessa un problema?

Ripensare la nostra società, il nostro lavoro, le nostre città: questo il nostro appuntamento inevitabile.

E’ proprio di questi giorni la dichiarazione del noto architetto  Renzo Piano: “Ci sarà da costruire un mondo migliore, e in questo gli architetti hanno un ruolo importante”.

In un’ottica infatti in cui il distanziamento sociale possa diventare la regola, bisognerà ripensare tutti gli ambienti di quella normalità e società ormai passati: la città, le attrezzature, la casa. Ed allora bisognerà rivedere  gli standards minimi dell’abitabilità per consentire un maggiore confort nel caso di futuri auto-isolamenti; incrementare la risposta sociale  e residenziale per le persone in difficoltà;  rivedere  e ripensare inevitabilmente all’ assetto degli ospedali, con filtri in entrata e in uscita, reparti totalmente destinati alla cura delle pandemie e resi indipendenti dal restante nosocomio; ritornare a valorizzare i negozi di vicinato in un’ottica ormai che svolge verso la  conclusione dell’era dei centri commerciali.

In questo meandro futuristico, spetterà un ruolo primario all’architetto e alla sua capacità di trasformare in poesia ogni necessità tecnica e tecnologica. 

Concetta Marrazzo, architetto

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