14 Giugno 2021, lunedì
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Papa Francesco ai giovani: staccate i cellulari e comunicate di più

Lo schermo dello smartphone per filmare magari anche un dramma rimanendo al di qua senza coinvolgersi, una specie di sipario calato sul cuore. L’happy hour da godersi “tenendosi a distanza”, la vita “distratta” presa dal lato di chi guarda senza vedere. La ricetta della felicità per tanti giovani, che dentro però sanno di “morte”, per noia e per depressione, per scelte che rendono apatici. E dalla parte opposta il dinamismo del Vangelo, lo stile di Gesù che passa, guarda la gente, si commuove, si coinvolge, tocca, ama e sana.

Papa Francesco ha deciso di scrivere ai ragazzi per la Giornata mondiale della gioventù diocesana il primo di due messaggi che separano dal prossimo incontro internazionale di Lisbona 2022.

“E il mio sguardo, com’è? Guardo con occhi attenti, oppure come quando sfoglio velocemente le migliaia di foto nel mio cellulare o i profili social?”. Anche Francesco ha notato degli atteggiamenti ‘strani’ nei confronti della vita dei giovani, consigliando di lasciarsi andare: “Intorno a noi, ma a volte anche dentro di noi incontriamo realtà di morte: fisica, spirituale, emotiva, sociale. Ce ne accorgiamo o semplicemente ne subiamo le conseguenze? C’è qualcosa che possiamo fare per riportare vita?”.

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Ci sono giovani, dice, “morti perché hanno perso la speranza”, colpiti dalla depressione, “chi vivacchia nella superficialità”, chi si mette in pericolo “con esperienze estreme”, chi mendica qualche gratificazione spicciola, “chi pensa soltanto a fare soldi e a sistemarsi”, chi soffre per un fallimento personale. “A lungo andare comparirà inevitabilmente un sordo malessere, un’apatia, una noia di vivere, via via sempre più angosciante”.

Davanti a questi percorsi di morte interiore, Gesù indica strade di vita. Che passano, sostiene Francesco, per l’apertura agli altri, specie se in difficoltà. La commozione che Gesù prova nel vedere la vedova e suo figlio senza vita “lo rende partecipe della realtà dell’altro. Prende su di sé la miseria dell’altro. Il dolore di quella madre diventa il suo dolore. La morte di quel figlio diventa la sua morte”. Ecco la verità-paradosso che il Vangelo insegna e il Papa ripete ai giovani: “Se saprete piangere con chi piange, sarete davvero felici”. Se saprete farvi prossimi come prossimo si fa Cristo con la donna e il ragazzo del Vangelo, “che era morto per davvero” ed “è tornato in vita perché è stato guardato da Qualcuno che voleva che vivesse. Questo – assicura il Papa – può avvenire ancora oggi e ogni giorno”.

La parola di Gesù supera le frasi motivazionali, il Papa le definisce qualcosa di “magico”. che oggi vanno di moda e dovrebbero risolvere tutto: ‘Devi credere in te stesso’, ‘Devi trovare le risorse dentro di te’ (…) Ma tutte queste sono semplici parole e per chi è veramente ‘morto dentro’ non funzionano. In un’epoca in cui spesso “c’è ‘connessione’ ma non comunicazione”, in cui ci sono “giovani isolati e ripiegati su mondi virtuali”.  “Alzati” significa anche “sogna”, “rischia”, “impegnati per cambiare il mondo”, riaccendi i tuoi desideri, contempla il cielo, le stelle, il mondo intorno a te”.

E conclude lanciando un consiglio: “Quali sono le vostre passioni e i vostri sogni? Fateli emergere, e attraverso di essi proponete al mondo, alla Chiesa, ad altri giovani, qualcosa di bello nel campo spirituale, artistico, sociale. Vi ripeto nella mia lingua materna: hagan lìo! Fatevi sentire!”.

fonte: www.vaticannews.va

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