20 Giugno 2021, domenica
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CORONAVIRUS: ecco nello specifico di cosa si tratta.

Facciamo chiarezza su cos’è un coronavirus?

I coronavirus sono una famiglia di virus comuni, chiamati così per le punte sulla loro superficie che formano una specie di corona. Possono causare malattie che vanno dal comune raffreddore a sindromi respiratorie più gravi come la Mers (sindrome respiratoria mediorientale) e la Sars (sindrome respiratoria acuta grave). Nel 2003 la Sars infettò più di ottomila persone, e 774 ne morirono. L’attuale epidemia, scoppiata a Wuhan, una città cinese di 11 milioni di abitanti nella provincia dello Hubei, è causata da un coronavirus finora sconosciuto, chiamato 2019-nCoV.

 

Quali sono i sintomi del nuovo virus?

Soprattutto febbre e tosse, e in alcuni casi difficoltà respiratorie. I sintomi sembrano manifestarsi tra i due giorni e le due settimane dopo che la persona è stata esposta al virus. Una ricerca, pubblicata sulla rivista medica The Lancet, ha analizzato i dati relativi a 99 pazienti ricoverati all’ospedale Jinyintan di Wuhan tra il 1 e il 20 gennaio.

 

Come viene diagnosticato e trattato il virus?

Le autorità sanitarie cinesi hanno ricreato il virus in laboratorio, sequenziato il suo genoma e condiviso la sequenza con la comunità scientifica internazionale. Il virus è stato ricreato anche da un gruppo di ricercatori australiani, che lo ha messo a disposizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Non ci sono antivirali specifici per l’infezione, solo trattamenti sintomatici o antivirali di solito usati per altre infezioni. Attualmente non esiste un vaccino, ma gli scienziati hanno identificato il virus rapidamente e messo a punto un test diagnostico in meno di un mese. I progressi della tecnologia potrebbero consentire di testare un vaccino contro il 2019-nCoV entro tre mesi. Tuttavia passare dai test a una produzione di massa può richiedere anni.

 

Come si trasmette?

Il coronavirus di Wuhan è molto probabilmente trasmesso attraverso tosse e starnuti, come l’influenza. Ma non è escluso il contagio da persone infettate senza sintomi o durante il periodo d’incubazione. Gli scienziati stanno cercando di capire il grado di trasmissione.

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Quanto è contagioso il virus?

Ancora non è chiaro. Si sa che si trasmette da persona a persona. Le autorità cinesi hanno presentato prove di casi di quarta generazione a Wuhan e infezioni di seconda generazione fuori città. I calcoli preliminari sul numero medio di contagi che ogni persona infetta può causare, nota come R0, indicano che siano da 1,4 a 2,5 per persona infetta. Ma il dato è incerto. L’influenza stagionale di solito ha un R0 di circa 1,3.

 

Da dove viene il virus?

L’Oms sta ancora lavorando su questo aspetto. Molti dei primi casi confermati (ma non tutti) riguardavano persone che, nel dicembre 2019, erano state in un mercato di Wuhan dove si vendono anche animali vivi. Una recente analisi genetica suggerisce che il nuovo coronavirus somigli a virus che colpiscono pipistrelli e serpenti. Secondo Kristian Andersen, biologo dell’istituto di ricerca Scripps, che ha analizzato le sequenze del 2019-nCoV, il primo contagio potrebbe essere avvenuto settimane o mesi prima, e il virus sarebbe arrivato al mercato in un secondo momento. Gli esseri umani hanno sempre preso malattie dagli animali, infatti la maggior parte delle nuove malattie infettive proviene dalla fauna selvatica. La sopravvivenza evolutiva dei batteri e dei virus dipende dall’infezione di nuovi ospiti, e saltare da una specie all’altra è un modo per farlo. Ma i cambiamenti climatici stanno accelerando questo processo. Inoltre l’aumento degli spostamenti e delle persone che vivono in città fanno sì che quando una nuova malattia emerge, si può diffondere più rapidamente.

 

Dove si è diffuso il virus finora?

Degli oltre quattordicimila casi confermati, più del 98 per cento si trova in Cina, soprattutto a Wuhan, ma anche a Pechino, Shanghai e Guangdong. Si stima che oltre ai casi registrati ci siano altre decine di migliaia di persone infette. Tra le più di cento persone contagiate nel resto del mondo (in oltre venti paesi, tra cui l’Italia), quasi tutte venivano da Wuhan o da altre città cinesi. Casi di trasmissione da persona a persona avvenuti al di fuori della Cina sono stati registrati in Vietnam, Giappone, Germania, Francia, Stati Uniti e Taiwan, non c’è possibilità di conoscere con esattezza le casistiche che riguardano gli stati Africani.

 

Quanto è mortale?

Finora 305 morti (tutte in Cina, tranne una registrata nelle Filippine di un uomo di Wuhan) sono state collegate al virus, il che suggerisce un tasso di mortalità intorno al 3 per cento. In realtà il tasso potrebbe essere inferiore, perché potrebbero esserci molte persone infettate dal virus che non hanno avuto sintomi abbastanza gravi per andare in ospedale e quindi non sono state conteggiate. In confronto, la normale influenza ha un tasso di mortalità dello 0,14 per cento (circa una persona su mille).

 

Perché l’Oms ha decretato l’emergenza sanitaria globale?

L’Oms ha proclamato l’epidemia del nuovo coronavirus un’emergenza sanitaria globale (Public health emergency of international concern o Pheic). La preoccupazione è, in particolare, che il coronavirus possa diffondersi in paesi con sistemi sanitari deboli. La dichiarazione ha l’obiettivo di alzare il livello di attenzione e migliorare il coordinamento internazionale. Permette all’Oms di raccomandare misure su viaggi, commercio, quarantena, screening, cure. Per il momento l’organizzazione non consiglia di introdurre misure restrittive su viaggi e commercio (che hanno un’efficacia limitata e possono essere controproducenti), ma le raccomandazioni non sono vincolanti per gli stati. Filippine, Australia e Stati Uniti, hanno deciso di vietare l’ingresso nei rispettivi paesi ai cittadini stranieri che sono stati in Cina di recente.

 

 

Come proteggersi?

Se non si è stati di recente in Cina o a contatto con qualcuno infettato dal virus non c’è motivo di allarme. Nel caso di tosse o altri sintomi come dolori al petto è preferibile chiamare il proprio medico e non andare di persona. Per ridurre il rischio di infezione l’Oms raccomanda di:

lavarsi spesso le mani, con acqua e sapone per 20 secondi o con soluzioni alcoliche;

starnutire o tossire in un fazzoletto o nell’incavo del gomito;

evitare di toccarsi gli occhi, il naso o la bocca senza essersi lavati le mani;

evitare contatti ravvicinati con persone malate o che mostrano sintomi di malattie respiratorie;

rimanere a casa se si hanno sintomi;

fare attenzione a quello che si mangia (evitare carne cruda o poco cotta, frutta e verdura non lavate);

pulire e disinfettare oggetti e superfici che potrebbero essere stati contaminati.

 

Le mascherine servono?

Molti esperti di malattie infettive affermano che le mascherine usa e getta economiche, che coprono il naso e la bocca, possono aiutare a prevenire i contagi se indossate e usate nel modo corretto. Ma ammettono che non ci sono molte prove scientifiche di qualità sulla loro efficacia al di fuori delle strutture sanitarie. La maggior parte degli studi riguarda infatti l’uso delle maschere chirurgiche in ambito ospedaliero. Gli esperti temono che la mascherina dia un falso senso di sicurezza. Inoltre la maggior parte delle persone non la cambia tutti i giorni e non la usa correttamente: mette la mano sotto la maschera per grattarsi il viso o strofinarsi il naso portando i contaminanti a contatto con le narici e la bocca o la toglie, per esempio, se riceve una telefonata. Le mascherine tendono a bloccare le goccioline di saliva più grandi, ma non quelle nebulizzate, che possono essere prodotte dalla normale respirazione della persona infettata. La precauzione più importante rimane quella di non toccarsi il viso con le mani, lavarle spesso ed evitare il contatto con i malati.

 

A cura di

Dott. Cesare Cilvini

dott. Carmine Cilvini

dott. Giuseppe D’Alessandro

 

Fonti: Oms, New Scientist, Le Monde, Science, The Guardian, The New York Times.

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