13 Aprile 2021, martedì
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Slot machine 24 ore su 24

Il gioco alle slot machine torna libero ventiquattro ore su ventiquattro: è il comune che deve motivare la riduzione della fascia oraria di utilizzo nei bar e nei circoli privati. E dunque va annullata l’ordinanza del sindaco che si limita a richiamare la piaga sociale della ludopatia senza allegare in giudizio i dati dell’Asl sullo diffusione della patologia nel territorio amministrato. Senza contare che sono solo residuali i poteri degli enti locali in materia di ordine pubblico e che i principi Ue impongono restrizioni che siano «proporzionate». È quanto emerge dall’ordinanza 931/14, pubblicata il 10 luglio dalla prima sezione del Tar Lombardia, che interviene su una materia controversa (un analogo provvedimento adottato a Lecco era stato «promosso» dall’ordinanza 50/2014). Accolto il ricorso di alcuni esercenti di Bresso (Milano): gli imprenditori hanno ottenuto le autorizzazioni in questura prima che in Lombardia fosse approvata la legge regionale che regola il settore e dunque bisogna tutelare il loro «legittimo affidamento»; in altre parole gli operatori credevano di poter tenere aperte al gioco le slot «h24» e poi hanno sopportato i costi della chiusura imposta dal sindaco. Il fatto è che ai comuni e alle province spettano solo i compiti di polizia amministrativa locale dopo la riforma del titolo quinto, parte seconda, della Costituzione. E la stessa Consulta ha ridimensionato i poteri dei sindaci, limitando le ordinanze extra ordinem ai casi «contingibili e urgenti». Anche la Corte di giustizia europea ha chiarito che l’obiettivo della lotta contro la criminalità collegata ai giochi d’azzardo non può comprimere libertà fondamentali come quella d’impresa, ma servono misure ad hoc che impiegano «coerenti e sistematici». Non ha buon gioco il comune a sostenere che il coprifuoco della macchinette sia stato imposto ai bar all’esito di una «approfondita indagine sulla realtà sociale», che tuttavia resta solo richiamata con riferimento ai dati dell’Asl di Milano e non prodotta in giudizio. Nessuna norma, invece, vieta l’apertura a ciclo continuo: era dunque l’amministrazione a dover motivare il suo provvedimento. Udienza pubblica fissata al 17 dicembre.

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