13 Aprile 2021, martedì
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Non timbravano in 4. Condannati

Si sarebbero assentati dal lavoro «dimenticandosi» di timbrare il cartellino che attestava la fine dell’orario lavorativo. In questo modo i dipendenti «smemorati» potevano allontanarsi dall’ufficio risultando presenti. Ma le persone che avevano tentato di truffare l’azienda, quattro impiegati alle dipendenze dell’Ufficio Tecnico del Policlinico Umberto Primo, sono stati scoperti.

Ieri, per questo motivo, i quattro lavoratori infedeli (Caterina Pinna, Anselmo Gasbarri, Giovanni Spina e Stefano Beco) sono stati condannati a scontare otto mesi di reclusione. Inoltre gli imputati dovranno pagare una multa di quattrocento euro e risarcire il danno arrecato all’azienda Policlinico Umberto I, che fa parte dell’Università degli Studi di Roma «La Sapienza». Una pena, quella emessa dai giudici della decima sezione penale del tribunale di piazzale Clodio, inferiore rispetto a due anni e sei mesi di carcere richiesti dal pubblico ministero presente ieri in aula, Mario Pesci. La corte ha invece assolto gli altri quattro imputati: perché il fatto non sussiste.

La vicenda era venuta alla luce nel maggio del 2009, quando i militari dell’arma dei carabinieri, durante un’ispezione avvenuta verso le tre del pomeriggio negli uffici di via Baglivi 16, a Roma, avevano riscontrato diverse violazioni e constatato l’assenza dei dipendenti in forze all’ufficio tecnico del Policlinico. Secondo gli inquirenti, le otto persone indagate, si sarebbero allontanate dal lavoro omettendo di timbrare il cartellino e quindi creando un danno all’azienda. In pratica i lavoratori «con artifizi e raggiri consistiti nel togliere il cartellino segna tempo dalla griglia di custodia- si legge negli atti- e nell’omettere la timbratura di uscita» si sarebbero assentati risultando tuttavia presenti al lavoro. Venivano dunque pagati per prestazioni e servizi che di fatto non avrebbero svolto o avrebbero compiuto in maniera parziale. Gli imputati però non erano riusciti nel loro intento in quanto, dopo l’intervento delle forze dell’ordine, erano prontamente rientrati a lavoro, probabilmente avvertiti dai colleghi. Secondo il pubblico ministero, un impiegato che si era allontanato per curare il suo orto personale, avvisato dell’arrivo dei militari da un collega, era tornato in via Baglivi 16, indossando ancora gli indumenti tipici di chi lavora la terra. Questa circostanza però non è stata riconosciuta dai giudici di piazzale Clodio, l’uomo quindi è stato assolto. Tra gli imputati, secondo la procura, c’era anche chi si allontanava dall’ufficio per andare ad allenare una squadra di calcetto.

Dopo l’intervento dei carabinieri, il sostituto procuratore Erminio Amelio, aveva aperto un fascicolo chiedendo la citazione diretta a giudizio ed accusando gli indagati di due reati, a seconda delle posizioni: tentata truffa e falso ideologico, con l’aggravate dell’aver commesso il fatto in violazione dei doveri di pubblico servizio. Visto che l’assenza degli imputati dal luogo di lavoro aveva creato un danno all’azienda, anche il Policlinico si era costituito parte civile durante il processo. Adesso l’azienda dovrà essere risarcita dai quattro condannati.

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