31 Luglio 2021, sabato
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Edilizia, tasse sulla casa aumentate del 200% in tre anni

Negli ultimi tre anni le tasse che gli italiani versano sulla casa sono quasi triplicate. Il passaggio dalla vecchia Ici al binomio Imu più Tasi ha fatto sì che nelle casse dello Stato il gettito, fra il 2011 e il 2014, passasse dai 9 ai 25 miliardi. La batosta ha messo in ginocchio un intero settore, quello dell’edilizia, che oggi sopravvive soprattutto grazie alle ristrutturazioni, trainate dagli incentivi.

Scrive Luisa Grion sulla Repubblica:

A focalizzare il bilancio in rosso del mattone è un rapporto dell’Ance, l’associazione dei costruttori, che denuncia gli 800 mila posti di lavoro persi nel settore, indotto compreso, dal 2007 ad oggi e parla di una vera e propria «zavorra fiscale» che, proprio negli anni della crisi, ha usato gli immobili come un bancomat aumentando la tassazione del 200 per cento. Una zavorra diseguale perché, fa notare l’Osservatorio Ance, le scelte delle amministrazioni comunali sulle detrazioni da applicare possono segnare notevoli differenze territoriali. Tanto che si passa dal più 8,5 per cento versato a Napoli al meno 11 pagato a Reggio Emilia. Le stesse differenze – precisano i costruttori – pesano anche sull’invenduto, visto che, cancellata l’Imu, gli immobili vuoti sono comunque soggetti alla Tasi, «una tassa sui servizi che incide su beni che non godono di alcun servizio», commenta l’Ance.

Eppure, dopo un lungo fermo, negli primi tre mesi di quest’anno le compravendite sono aumentate del 4,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2013.

«L’edilizia può dare un contributo alla crescita del Paese – ha detto il Paolo Buzzetti, presidente Ance ma deve essere messa in condizioni di farlo, altrimenti chiudiamo». Invece negli ultimi sette anni gli investimenti sulle infrastrutture sono diminuiti di quasi 59 miliardi; sopravvive solo l’edilizia delle ristrutturazioni che, grazie al potenziamento degli incentivi, ha generato nel 2012 un giro d’affari per 22,9 miliardi. L’Ance chiede di fare qualcosa subito, a partire dalla messa in circolazione di quei 5 miliardi di risorse già stanziati e non ancora utilizzati (dall’edilizia scolastica al rischio idrogeologico) che il governo ha promesso di sbloccare per la fine del mese.

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