28 Febbraio 2021, domenica
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Aziende italiane: quali sfide all’estero

Sperdute, abbandonate e con poco personale qualificato. È il quadro che ritrae le imprese italiane all’estero secondo Regus, che ha condotto una ricerca a livello globale sulle sfide da superare per le aziende che cercano di espandersi all’estero. Ne emergono cinque fattori critici, che sembrano pesare soprattutto sull’Italia.

Le criticità dell’espansione all’estero

Il problema principale è assumere personale altamente qualificato: questo rappresenta un problema per il 70% delle aziende italiane, contro una media mondiale del 77%. Le cose si fanno difficili inoltre per la mancanza di conoscenze e contatti locali Italia, fattore che pesa per il 69% delle italiane, mentre per il resto del mondo il dato è leggermente inferiore (62%). Il 61% delle aziende italiane fa fatica per la mancanza di informazioni accurate sul mercato, contro il 57% della media internazionale. Molte imprese all’estero lamentano la scarsa possibilità di trovare spazi ufficio flessibili a costi ragionevoli; qui i dati si uniformano: le italiane con questi problemi sono il 60%, nel resto del mondo il 57%.

Servono i contatti giusti

Ma, soprattutto, è la mancanza di supporto consolare e governativo che penalizza le aziende italiane all’estero: questa criticità è riscontrata dal 55%, contro il dato nettamente inferiore del 34% della media internazionale. «Indipendentemente dal fatto che le aziende intendano espandersi in nuovi mercati nei relativi paesi o all’estero – dichiara Mauro Mordini, General Manager di Regus in Italia – queste devono poter contare su tutta una serie di fattori chiave. Ovvero, devono potere accedere a informazioni sul mercato affidabili e aggiornate, disporre dei contatti giusti e avere accesso a una gamma di opzioni quando si tratta di scegliere la sede più rispondente alle proprie necessità. Le aziende devono potersi espandere rapidamente, ma anche ridimensionarsi alla stessa velocità nel caso in cui si presentino possibilità di crescita altrove».

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