14 Giugno 2024, venerdì
HomeNewsLa Farnesina? Una sprecopoli. Paolo Bracalini, Il Giornale

La Farnesina? Una sprecopoli. Paolo Bracalini, Il Giornale

Il Ministero degli Esteri italiano è un pozzo di sprechi. Il Ministero, noto più per la disastrosa gestione del caso dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone viene dipinto da Paolo Bracalini sul Giornale come una fonte di scialo in giro per il mondo.

L’articolo di Paolo Bracalini ha solo un difetto, affronta gli sprechi del Ministero degli Esteri sotto il solo angolo degli aiuti internazionali. C’è da sperare che affronti poi anche tutta la montagna di consulenze inutili, di personaggi più o meno all’altezza. Ma lì forse il Giornale di Berlusconi non andrà molto lontano, visto che per anni il ministero è stato tenuto da Franco Frattini, colonna della rappresentanza di Forza Italia nel Governo, appena silurato nelle sue aspirazioni di diventare segretario della Nato  che di consulenze più o meno utili ne deve avere distribuito più di una. Ora c’è la comunista Federica Mogherini e il Giornale può picchiarci dentro. 

“Farnesina onlus, ministero degli Esteri e della Beneficenza internazionale, Pia Farnesina caritatevole”.
L’articolo di Paolo Bracalini attacca così e prosegue:

 Una montagna di soldi diretti verso l’Africa sub­sahariana, il Medioriente, il Ma­ghreb, l’America centrale, ovunque (siamo il settimo Pae­se donatore più importante al mondo). Progetti di «coopera­zione allo sviluppo» finanziati dal ministero degli Esteri (e in parte anche dal Tesoro) per fina­lità nobili. Come formare, sem­pre col contributo finanziario del Mae (ministero Affari este­ri), «14 giornalisti della radiote­levisione pubblica libica», col know-how della Rai, per spiega­re ai colleghi di Tripoli le basi della «libertà d’espressione, il pluralismo, i nuovi media», con «sessioni pratiche» negli studi Rai. Bazzecole, briciole rispetto al fiume di de­naro ( 294.351.600 euro nel 2013) che dalla Far­nesina parte per le mete più lontane, impermeabi­le agli allarmi di esperti co­me Dambisa Moyo, econo­mista di origini africane, sugli ef­fetti controversi, a volte addirit­tura controproducenti, degli aiuti al Terzo mondo ( La carità che uccide , Rizzoli). Proprio nei giorni scorsi il Comitato per la cooperazione presieduto dal vi­ceministro Pistelli (ex mentore di Renzi, suo ex portaborse) ha annunciato le nuove «linee gui­da triennali », cioè i nuovi finan­ziamenti in partenza, per com­plessivi 51,2 milioni: 20 milioni di euro per lo sviluppo rurale del Myanmar (la Birmania), 31,2 milioni di euro all’Hondu­ras «per il progetto di schema ir­riguo nella valle del Nacaome», 500mila euro per l’assistenza agli sfollati in Sud Sudan, 30 mi­lioni di euro «per lotta contro Ai­ds, Tbc e malaria».
Battaglie importanti, in cui l’Italia è in prima linea,pronta a finanziare. «Bisogna combatte­re la povertà e rilanciare lo svi­luppo puntando sull’agricoltu­ra e sul sostegno alle piccole e medie imprese» ha detto il mini­stro degli Esteri (Emma Boni­no) a gennaio.Non parlava del­l’-Italia, ma del Senegal, a cui la Farnesina ha girato 45 milioni di euro (per tre anni), inorgo­gliendo l’omologo ministro se­negalese Mankeur Ndiaye, che ha tenuto a sottolineare «le buo­ne relazioni » tra Dakar e Roma, prima di insignire il ministro ita­liano della più alta onorificenza senegalese, «Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito». «E con­ferma anche la priorità del Sene­gal per la cooperazione italiana – dice il comunicato della Farne­sina dell’8 gennaio 2014 – che dal 1985 ha dato 292 milioni di euro a dono e 129 milioni a cre­dito di aiuto». A febbraio sono partiti alla volta di Bangui, Re­pubblica Centrafricana colpita da una crisi umanitaria, 400mi­la euro (prima tranche di un fi­nanziamento complessivo di 1 milione) «per la prevenzione della violenza di genere, l’assi­stenza psicosociale e attività di formazione rivolti a leader loca­li ». Mentre in Tanzania, sempre a febbraio, è andato circa 1 mi­lione di euro come «Supporto al settore della formazione profes­siona­le ed allo sviluppo del mer­cato del lavoro ».

Per scolarizza­re i giovani dell’Angola, invece, il progetto di 1,1 milioni di euro è stato finanziato per il 70% dal ministero degli Esteri. Vale 1,1 milioni anche il progetto di «So­stegno allo sviluppo socio- sani­tario nella provincia della Ngou­nié », in Gabon, mentre per fi­nanziare i giovani ricercatori mozambicani in ambito di bio­tecnologie sono impegnati 1,6 milioni di euro. Altri finanzia­menti per lo «sviluppo della filie­ra lattiero-casearia in Algeria», per il «miglioramento della pro­duzione agro-zootecnica nel­l’Isola di S. Antao» a Capo verde (520mila euro), altri 287.500 eu­ro per «Comunicare lo svilup­po » in Uganda. Tra i maggiori destinatari di aiuti italiani c’è la Palestina. «Con un impegno di circa 220 milioni di euro (160 a dono e 60 a credito d’aiuto) ne­gli ultimi 10 anni- si legge- la Co­operazione italiana si è tradizio­nalmente collocata tra i princi­pali donatori della Palestina». Un impegno che con il ministro renziano Mogherini (già coordi­natrice dell’Intergruppo parla­mentare per la cooperazione in­ternazionale) aumenterà, co­me ha promesso lei stessa da­vanti alle commissioni Esteri.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti