17 Aprile 2021, sabato
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La coraggiosa opera statalizzatrice del premier ungherese Viktor Orban

di Michele Imperio

OrbanIl passaggio dal capitalismo al monopolismo produce fra le sue tante perversioni l’idea che i servizi essenziali di fornitura di acqua luce gas e eventualmente petrolio alle famiglie non debbono più essere gestiti da tante società statalizzate per quante sono le nazioni del mondo, bensì soltanto da tre o quattro società private multinazionali che debbono conseguire dall’erogazione di questi servizi utili miliardari.

I vari maggiordomi eunuchi posti ai vertici dei vari Stati non fanno che plaudire a questo passaggio epocale del quale – forse – non hanno nemmeno capito niente, ma probabilmente ne traggono vantaggi personali. Senonchè quattro governi del pianeta stanno eroicamente contrastando questa tendenza.

Il ritorno alla sovranità nazionale di settori strategici dell’economia nazionale quale erogazione di luce acqua e gas e eventualmente petrolio è un’operazione che in questo momento stano facendo quattro goevrni due di sinistra e due di centro-destra e precisamente il governo di sinistra del Venezuela capeggiato da Nicolás Maduro, successore di Hugo Chávez, morto prematuramente di tumore (secondo taluni indotto), il quale ha ripreso i procesi di nazionalizzazione già avviati da Chavez, il governo di sinistra della Bolivia per le decisioni del primo ministro Evo Morales, il governo di centro-destra dell’Argentina. rappresentato egregiamente da Cristina Fernández Kirchner e, soprattutto, il governo di centro-destra dell’Ungheria presieduto da Viktor Orban, già per questo motivo destinatario di un attentato ad opera di ignoti.

Questi governi si stanno ribellando con successo ai cartelli bancari internazionali controllati dai Rothschilds e sostenuti politicamente dall’attuale presidente democratico americano Barak Obama. obama massone

In particolare dopo essere andato al governo nel 2010, il primo ministro ungherese Viktor Orban ha rinazionalizzato meirtoriamente la banca centrale ungherese (l’Ungheria è nella U.E. ma non nell’euro) e sta riprendendo il controllo di alcune compagnie energetiche, tra le quali la controllata magiara del gigante tedesco E.On, nonché il controllo delle quote in mani estere della società petrolifera nazionale Mol e a una società idrica che era finita nelle mani della francese Suez.

Già nel 2011 questo valoroso primo ministro ungherese aveva coraggiosamente detto all’FMI che l’Ungheria non voleva più “assistenza” dal delegato internazionale della Federal Reserve di proprietà dei Rothschild. Grazie a “una politica di bilancio disciplinato” Orban aveva ripagato il 12 agosto 2013 il saldo dei 2,2 bilioni di debito all’FMI, che scadeva ufficialmente nel marzo 2014. Gli ungheresi quindi non sono stati più costretti in questo arco di tempo (agosto 2013-marzo 2014) a pagare esosi interessi a banche centrali private e irresponsabili.
I risultati della sua azione di governo sono stati eccezionali. L’economia nazionale, che vacillava per via di un pesante debito pubblico (80% del p.il.) ha sensibilmente ridotto il debito e ha recuperato rapidamente.

Il primo ministro Orbàn ha così dichiarato: “L’Ungheria gode ora della fiducia degli investitori”, che possono investire in un paese in ripresa e non in crisi. E ha poi annunciato: «Non posso ancora fare rivelazioni ma siamo in colloquio continuo per riacquistare almeno 6-7 società che operano nel comparto delle utilities e che sono state precedentemente privatizzate», Comunque si sa che alcune di queste società sono le tedesche E.On e RWE, le francesi Edf e GDF Suez, oltre che l’italiana Eni tramite la società ungherese Tigaz.

L’obiettivo è quello di rinazionalizzare le industrie erogatrici di servizi essenziali per abbassare i prezzi dell’energia e delle altre risorse fondamentali. Tuttavia i portavoce ufficiali del Governo ungherese stanno evitando in ogni modo di utilizzare i termini “nazionalizzazione” o “rinazionalizzazione!”. E prlano di attività no profit. Orban sostiene che vuole trasformare la distribuzione di energia nelle case degli ungheresi in una attività no-profit. Ossia in una attività che non è a scopo di lucro. Orbán ha affermato che proporrà su questo argomento “un grande dibattito con l’Unione europea”. Ma i rapporti con la Germania e con l’Unione Europea si stanno inasprendo sempre di più e le società tedesche E.On e RWE e le francesi EDF e GDF Suez, colossi energetici con lauti affari in Ungheria, contattate dalla stampa per rilasciare dichiarazioni in merito, hanno preferito ritirarsi in un glaciale silenzio.

Non può stupirci una scelta del genere presa dal premier ungherese che da anni si batte contro lo strapotere dei Signori del danaro in patria e all’estero. Una scelta responsabile in grado di avversare le ricette economiche iperliberiste che, in realtà, puntano alla svendita delle compagnie di fondamentale importanza per la collettività, per regalarle e concentrarle in poche società multinazionali.
Da quasi tre anni Orban e il suo partito di centro-destra Fidesz conducono una lotta senza quartiere contro l’usura e contro i famelici eurocrati sempre pronti a colpire chi difende la propria libertà e quella del suo popolo dalla troika dei grandi speculatori, rappresentata dalla Bce, dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale.
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Quanta tristezza a confrontare l’Ungheria con l’Italia dove l’omino bilbemberg Enrico Letta ha annunciato che aumenterà ancora il prezzo della benzina superando la cifra record di due euro al litro, aumenterà l’Iva per finanziare le missioni italiane all’estero e sta già svendendo a stranieri alcune società di Eni Enel e Finmecanica.

Mi chiedo: Quando potremo avere anche noi un Viktor Orban o un Evo Morales?

Michele Imperio

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