6 Novembre 2026, venerdì
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Senza Suez l’Italia rischia di finire fuori dalle rotte del mondo

La crisi del Mar Rosso potrebbe accelerare una trasformazione epocale dei traffici commerciali. Se il Mediterraneo perdesse centralità, a essere compromessi non sarebbero soltanto i porti, ma l'intero sistema produttivo, logistico e industriale italiano.

A cura di Gilberto Borzini

Girano al largo, circumnavigando l’Africa. Costa il triplo, ma è sicuro. Così le merci approdano sulle coste Atlantiche di Francia, Germania e Olanda, evitando di attraversare il Mar Rosso e, attraverso Suez, raggiungere Genova, Venezia o Trieste.

La dinamica geopolitica potrebbe, e speriamo sia solo una sciagurata possibilità, coinvolgere la nostra economia in misura enormemente superiore rispetto alla già non confortevole situazione attuale.

L’Italia esiste per Suez

Non dobbiamo dimenticare che l’unificazione della penisola italiana avvenne per grazia e volontà Inglese in vista dell’apertura del Canale di Suez: l’Italia unificata e controllata era necessaria per tutelare i traffici marittimi britannici, dato che gli avamposti militarizzati di Cipro e Malta non sarebbero stati sufficienti. Furono gli Inglesi a consentire lo sbarco dei garibaldini a Marsala e non fu affatto un caso fortuito.

Cosa accadrebbe se il ruolo del Mediterraneo come area di traffico commerciale decadesse al rango di area regionale dalle dimensioni non troppo diverse dai Grandi Laghi che separano gli USA dal Canada?

Che ne faremmo dei Porti, delle piattaforme di Logistica, dei trasporti su gomma, dei centri Intermodali per le merci e di tutti quelli che sono occupati in quegli ambiti?

Che razza di disastro economico e sociale dovremmo affrontare?

Rischio di invisibilità

Una drastica riduzione del transito delle merci dal Mediterraneo metterebbe in crisi soprattutto due Paesi: Italia e Grecia. Per entrambi è soprattutto la valenza geostrategica a definirne la rilevanza.

Non solo per il controllo militare del Mediterraneo ma per l’accesso ai grandi mercati dell’Europa centrale, dall’Italia, e centro orientale dalla Grecia.

Il trovarsi al centro delle necessità trasportistiche e logistiche consente anche alla manifattura italiana di disporre delle materie prime necessarie alla lavorazione: potremmo disporre delle stesse forniture davanti ad un cambiamento strutturale dei percorsi delle merci?

Il rischio, per nulla irrisorio, che deriverebbe da una prolungata crisi medio orientale, con relativo aggravarsi della situazione yemenita, è quello di diventare rapidamente ininfluenti e invisibili nello scenario economico continentale, producendo un declassamento nelle classifiche dei G mondiali all’interno di un’Unione Europea che già ora, grazie alla deindustrializzazione attuata, rischia di sprofondare collettivamente nella classifica dei PIL.

Alternativa ferroviaria

I cinesi, che hanno l’occhio lungo quasi come quello della Chiesa, si danno un gran da fare per costruire un sistema ferroviario che dalle loro fabbriche attraverso le steppe asiatiche raggiunga l’Europa, e in questo progetto sia la Russia che i giganteschi stati dell’Asia centrale sostengono e favoriscono l’iniziativa candidato città finora a noi ignote a diventare Hub Logistici del commercio intercontinentale. Identico ruolo dovrebbero ricoprire le ferrovie europee che collegano i super porti  nordici con i poli industriali nella mitteleuropa, in uno scenario Logistico e Trasportistico destinato però a modificarsi in misura coerente con l’andamento dei prezzi dei carburanti.

Prezzo dei carburanti che, come dimostrano i recenti blocchi meridionali, incidono in misura estremamente rilevante sul trasporto “quando quel trasporto è limitato al tonnellaggio di carico di un singolo camion”, elemento probabilmente superabile se disponessimo di un sistema di trasporto merci ferroviario per lo meno accettabile, cosa che ad oggi non è.

A ben guardare il combinato disposto delle due criticità, stretto di Bab el Mandeb e costi dei carburanti, non può che generare la ricerca di soluzioni alternative all’organizzazione attuale, soluzioni che potrebbero privilegiare tanto il trasporto aereo quanto quello ferroviario.

Oggi si immaginano scenari diversi spinti dall’urgenza e dalla necessità ma gli elementi descritti potrebbero divenire permanenti strutturando i sistemi trasportistici e logistici in misura talmente rilevante da rendere l’attraversamento della penisola italiana superfluo e inutile.

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