22 Ottobre 2026, giovedì
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Intelligenza artificiale e PMI, la sfida è trasformare l’innovazione in competitività

Dalla Digital Week di Terni il valore della ricerca e delle nuove tecnologie per sostenere le piccole e medie imprese. PMI International punta su formazione, trasferimento tecnologico e strumenti accessibili per rendere le aziende protagoniste della transizione digitale, senza rinunciare all’affidabilità delle informazioni e all’autonomia strategica europea.

A cura di Salvatore Guerriero, Presidente Nazionale e Internazionale della Confederazione delle Imprese nel Mondo – PMI International

Dal 15 al 17 ottobre scorso ho partecipato a Terni alla Digital Week, una manifestazione che ha riunito ricercatori, docenti universitari, esponenti del mondo scientifico, esperti di dialogo istituzionale, professionisti della medicina, dell’informazione e dell’imprenditoria. Un confronto tra competenze diverse, accomunate dalla volontà di comprendere come la tecnologia stia trasformando la società, il lavoro e i processi produttivi. Ho trovato un ambiente dinamico, ricco di idee e di professionalità, nel quale la ricerca incontra già applicazioni concrete. È un’esperienza che considero importante, soprattutto per chi, come me, rappresenta ogni giorno il mondo delle piccole e medie imprese e conosce le difficoltà che queste devono affrontare per restare competitive in un mercato in continua evoluzione. Tra gli incontri più significativi c’è stato quello con il professor Gerardo Iovane, dell’Università di Salerno e direttore scientifico di ArpaiseTech, centro di trasferimento tecnologico impegnato nello sviluppo di startup innovative. Il suo progetto Sofimatica propone un approccio di intelligenza cognitiva che ambisce a superare alcuni limiti dell’attuale intelligenza artificiale generativa. Mi ha colpito il valore della ricerca, ma anche la disponibilità del professore a condividere conoscenze e a coinvolgere giovani e professionisti. La scienza acquista maggiore forza quando non rimane circoscritta agli ambienti specialistici, ma diventa patrimonio accessibile e occasione di crescita.

La questione che ritengo decisiva riguarda l’affidabilità delle risposte. Non basta che un sistema di intelligenza artificiale produca un testo convincente. Occorre poter valutare il percorso seguito, la qualità delle informazioni utilizzate e la fondatezza delle conclusioni. Lo abbiamo sperimentato direttamente nella nostra attività. Un nostro legale, mentre preparava un atto di transazione tra le parti, ha chiesto supporto all’intelligenza artificiale. Il risultato era ben scritto, ma non adeguato al caso concreto. È un esempio che fa riflettere perché un errore presentato con sicurezza può indurre a decisioni sbagliate. Un professionista esperto può individuarlo, ma una piccola impresa, quando deve valutare un contratto, un finanziamento o un investimento, non sempre dispone di una struttura interna in grado di controllare ogni passaggio. E il costo di una valutazione errata può compromettere risorse preziose, opportunità di sviluppo e, nei casi più difficili, la stessa continuità aziendale. È da questa prospettiva che ho guardato con interesse al metodo presentato dal professor Iovane. Il sistema parte dall’esigenza dell’utente e coinvolge competenze selezionate attraverso una rete di oltre 1.600 agenti, concepiti come gemelli digitali ispirati ai grandi pensatori di ogni epoca. L’analisi può comprendere report, valutazioni SWOT quantitative e approfondimenti che considerano anche informazioni incomplete o incerte, con l’obiettivo di fornire elementi utili alle decisioni.

Per una PMI, strumenti di questo genere potrebbero contribuire a studiare nuovi mercati, valutare la concorrenza, individuare criticità, preparare strategie commerciali e orientare meglio le scelte di investimento. È proprio in queste attività che si misura la distanza tra una tecnologia semplicemente disponibile e una tecnologia realmente utile. Naturalmente, i risultati devono essere verificati e le decisioni restano responsabilità dell’impresa e dei suoi professionisti. Ma rendere più accessibili analisi complesse può aiutare anche le aziende più piccole a competere con maggiore consapevolezza. Questo è un punto sul quale la Confederazione delle Imprese nel Mondo richiama da tempo l’attenzione. Le PMI costituiscono una componente essenziale del sistema produttivo italiano, sostengono occupazione, competenze e vitalità economica dei territori. Eppure, proprio queste imprese rischiano di rimanere indietro nella transizione digitale, non per mancanza di capacità imprenditoriale, ma per la difficoltà di sostenere i costi dell’innovazione, reperire personale qualificato e individuare soluzioni adatte alle proprie dimensioni. Non possiamo pensare che ogni piccolo imprenditore debba diventare un esperto di intelligenza artificiale, né che l’adozione di un nuovo software risolva automaticamente i problemi aziendali. Servono formazione, assistenza qualificata, strumenti accessibili e un collegamento più efficace tra università, centri di ricerca, istituzioni e mondo produttivo. Soprattutto, occorre aiutare le imprese a capire quali tecnologie rispondano davvero alle loro necessità e quali investimenti possano generare risultati misurabili. La Confederazione intende contribuire a questo percorso attraverso il lavoro sulle competenze, la formazione, la finanza agevolata, il sostegno ai progetti innovativi e il collegamento tra le aziende e le nuove opportunità tecnologiche. L’obiettivo non è inseguire ogni novità, ma fare in modo che l’innovazione migliori la capacità delle imprese di produrre, assumere, esportare e creare valore. La trasformazione digitale deve essere un’occasione anche per l’artigiano, l’impresa familiare, la piccola azienda manifatturiera e il giovane imprenditore che vuole costruire un’attività nel proprio territorio. C’è inoltre una questione europea che non possiamo sottovalutare. Una parte importante degli strumenti di intelligenza artificiale oggi utilizzati proviene dagli Stati Uniti e dalla Cina. L’Europa dispone di università, ricercatori, competenze scientifiche e capacità industriali che devono essere valorizzate attraverso una strategia più ambiziosa. Non possiamo limitarci ad acquistare tecnologia prodotta altrove, soprattutto quando sono in gioco la competitività delle nostre aziende, la gestione dei dati e l’autonomia delle nostre scelte. Costruire una capacità europea significa sostenere la ricerca, favorire il trasferimento tecnologico e coinvolgere le PMI fin dalle prime fasi dello sviluppo delle soluzioni. Non avrebbe senso realizzare strumenti avanzati che soltanto le grandi organizzazioni possono permettersi. La vera misura del progresso sarà anche la possibilità di renderli accessibili al tessuto produttivo diffuso che caratterizza l’Italia.

Questa esigenza è particolarmente sentita nel Mezzogiorno e nelle aree interne, dove molte imprese hanno competenze e capacità per crescere, ma incontrano maggiori ostacoli nell’accesso ai servizi specialistici, ai finanziamenti e alle reti dell’innovazione. Avvicinare la ricerca a questi territori significa rafforzare le aziende esistenti, creare opportunità per i giovani e ridurre il rischio che lo sviluppo tecnologico allarghi ulteriormente le distanze economiche. La Digital Week di Terni mi ha offerto l’occasione per confrontarmi con un mondo che sta già lavorando su queste prospettive. La sfida, adesso, è portare i risultati della ricerca dentro la vita quotidiana delle imprese, trasformando le conoscenze in strumenti concreti e le opportunità tecnologiche in maggiore competitività.

È questa la direzione nella quale PMI International intende impegnarsi. Perché le piccole e medie imprese non devono limitarsi ad assistere alla trasformazione in corso. Devono poterne essere protagoniste, con strumenti adeguati, competenze aggiornate e la possibilità di affrontare il mercato senza essere penalizzate dalle proprie dimensioni.

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