25 Ottobre 2026, domenica
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Se la giustizia sociale passa dall’Islam

I casi di sindaci metropolitani socialisti e islamici non sono più “casi” isolati ma sembrano presentare una tendenza, come se solo attraverso una lettura islamica della realtà si individuasse nel capitalismo finanziario il nemico di classe. Se Marx e Maometto si alleano come cambia la politica?

A cura di Gilberto Borzini

In buona parte dell’elettorato che non si sente rappresentato emerge la delusione di un’ampia fascia di lavoratrici e lavoratori che hanno perso le speranze di tutela nei confronti di forze politiche supine ai diktat del capitalismo finanziario oggi imperante.

Da molte parti si ripresentano le immagini sbiadite e in bianco e nero dei cancelli FIAT davanti ai quali parlava Berlinguer, quando il partito dei lavoratori era ancora tale, quando le parole d’ordine indicavano nel capitalismo l’avversario con cui confrontarsi. Ma nei “salotti rosa”, quelli delle elite che si affermano militanti di una sinistra improbabilmente tale, non si vedono manifesti di Mao o del Che né tanto meno ritratti di Pasolini, bensì fotografie di Raffaella Carrà, eccellente e ricca soubrette che si affermava vicina al PCI come, pochi anni più tardi, la romanissima Ferilli.

Intendo con questo dire che la vera classe lavoratrice stenta a riconoscersi, magari apprezzandoli, in modelli di personaggi pubblici particolarmente agiati, che si professano di sinistra, persino comunisti, ma che non possono, per ceto e abitudine, comprendere dall’interno le dinamiche esistenziali dei salariati, dei precari, dei cottimisti.

Esiste uno iato difficilmente superabile tra chi sperimenta le difficoltà quotidiane, di chi vive sulla propria pelle il disagio abitativo, l’inflazione che si accanisce su beni di prima necessità, il costo dei libri scolastici, il prezzo dei trasporti per i pendolari, e chi delle stesse materie parla per sentito dire, per letto sui giornali, da lontano, in teoria, da osservatore, quasi che l’esponente politico fosse entomologo e i lavoratori una nuova specie di sorprendenti insetti da studiare in laboratorio.

Così non sorprende la diffidenza dei salariati, degli esodati e dei precari nei confronti di una milionaria dalle molteplici cittadinanze che per quanti eskimo possa indossare non potrà mai spacciarsi per emarginata, o nei confronti di un elegante leguleio capace di approvare e sottoscrivere i decreti salviniani: anche la forma e il tono, per i precari, diventano sostanza politica.

La Comunità e l’Usura

Appare allora meno sorprendente che agli occhi di chi ormai vive di speranza le proposte tracciate da esponenti di un modello sociale di ispirazione socialista, a volte anche di un rosso piuttosto acceso, aspiranti e accreditati sindaci di importanti città metropolitane di cultura e fede islamica raccolgano consenso, voto e sostegno.

New York, Manchester, Londra e ora Berlino catapultano l’idea sociale dell’Islam nell’agone politico delle capitali del capitalismo, affermando l’idea di una società capace di essere Comunità, e non semplice accumulo di individui incomunicanti, e di un’economia che nega l’usura e la speculazione, precetti fondanti del capitalismo finanziario, affermando nella politica sociale gli assi portanti dell’idea islamica di aggregazione umana.

Mentre il capitalismo promuove il consumismo estremo e l’atomizzazione sociale, il socialismo islamico afferma criteri di Comunità e di divieto alla speculazione e all’usura, in una forma economica che nella condivisione e nella partecipazione progettuale definisce la presenza del capitale nelle attività.

Come sorprendersi, allora, che quella proposta incontri il favore dei diseredati occidentali?

Oltre la Fede?

Accade sotto ai nostri occhi che il cristianesimo si vada rapidamente definendo più come filosofia sociale che come Fede, argomento ampiamente trattato da Papa Ratzinger anche in opposizione alle proposte sociali e politiche di Papa Francesco, e che in occidente anche l’Islam assuma una forma storicizzata includendo nelle sue caratterizzazioni quel concetto di Comunità corrispondente all’ecumenismo cristiano, un concetto particolarmente caro al cattolicesimo e all’ortodossia cristiana ma inviso al protestantesimo mitteleuropeo di impronta spietatamente individualista e, a parere di Max Weber, struttura portante del capitalismo originario.

Le grandi Fedi, nella loro definizione sociale, affermano quindi modelli economici divergenti se non contrastanti: nei protestantesimi, luteranesimo, calvinismo, anglicanesimo e discendenti vari, si manifesta il capitalismo aggressivo, il dominio del mercato e del capitale sull’individuo, mentre nell’Islam e nel Cristianesimo “mediterraneo” emerge con maggior forza l’idea sociale della condivisione, della partecipazione e della comunità solidale, definendo così le appartenenze dei protestantesimi al conservatorismo e delle altre fedi al progressismo,e forse basterebbe questa semplice indicazione a spiegare il perché l’Islam sia così inviso al capitalismo contemporaneo.

Marx e Maometto alleati?

Quella che ho tracciato è un’idea semplice. Si tratta di una lettura schematica e schematizzata, di un abbozzo di lettura strutturale di ciò che va avvenendo all’interno della complessa composizione sociale occidentale, ma si tratta di una lettura esplicita, privata delle usuali ipocrisie tipiche degli analisti professionali delle questioni politiche.

Una lettura di cui si deve tener conto nella piattaforma politica del progressismo, se ancora esistente, europeo e italiano.

Certamente Marx e Maometto non parlavano la stessa lingua, non assumevano l’idea portante nella medesima prospettiva, ma il criterio di Umma e di Comunità indicato nel Corano è coerente con il motto marxista “lavoratori di tutto il mondo unitevi” allo stesso modo in cui un certo proselitismo islamico si sposa con i metodi rivoluzionari, bolscevichi e maoisti, del consenso.

Restano però sullo sfondo gli elementi prevalent,  l’idea di comunità sociale e la negazione valoriale alla speculazione capitalista e all’usura finanziaria. Elementi che in termini di politica contemporanea possono tranquillamente percorrere lunghi tratti di strada comune.

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