23 Ottobre 2026, venerdì
HomeMondoCronaca nel MondoNepal, l’alluvione travolge il confine himalayano: 165 morti e oltre 1.300 dispersi

Nepal, l’alluvione travolge il confine himalayano: 165 morti e oltre 1.300 dispersi

Soccorsi senza sosta tra Nepal e Tibet, dove acqua e fango hanno cancellato villaggi, strade e infrastrutture. Tra i dispersi anche centinaia di turisti stranieri. I primi accertamenti indicano nel collasso di un ghiacciaio una possibile causa della catastrofe

Le squadre di soccorso continuano a scavare tra fango e detriti lungo il confine tra Nepal e Tibet, mentre il bilancio della devastante ondata di maltempo si aggrava di ora in ora. Sono almeno 165 le vittime accertate e oltre 1.300 le persone ancora disperse. Un’emergenza che ha assunto proporzioni drammatiche, con intere comunità isolate e vaste aree residenziali e commerciali travolte dalla furia dell’acqua.

Villaggi cancellati da acqua e fango

Sul versante nepalese la polizia ha recuperato 157 corpi dopo le violente inondazioni che hanno colpito la regione. Le acque hanno trascinato via abitazioni, infrastrutture e collegamenti, rendendo particolarmente difficili le operazioni di soccorso.

Particolarmente preoccupante è la situazione delle persone di cui non si hanno più notizie. Secondo il ministero del Turismo del Nepal, circa 403 persone risultano disperse tra escursionisti e turisti presenti nelle aree colpite. Di queste, 341 sarebbero straniere. Il gruppo più numeroso è costituito da cittadini indiani, circa 142, ma tra i dispersi figurano anche persone provenienti da Australia, Regno Unito, Malesia, Paesi Bassi, Portogallo, Sudafrica, Corea del Sud e Stati Uniti.

Anche oltre il confine la situazione resta critica. I media statali cinesi hanno riferito di una devastante colata di fango che ha investito un centro abitato del Tibet, provocando almeno tre morti e lasciando disperse altre 265 persone.

Una macchina dei soccorsi mobilitata

Le autorità nepalesi hanno impiegato l’esercito nelle operazioni di evacuazione e nei soccorsi aerei, cercando di raggiungere le comunità rimaste isolate. Sul versante tibetano sono stati mobilitati quasi 800 operatori dell’emergenza, affiancati da circa 150 veicoli, cani da ricerca e imbarcazioni.

Anche la Croce Rossa è intervenuta distribuendo coperte, kit di primo soccorso, barelle e sacchi mortuari. Il lavoro dei soccorritori è però reso ancora più complesso dal rischio di nuove ondate di piena: eventuali ostruzioni lungo i corsi d’acqua potrebbero infatti provocare ulteriori esondazioni.

Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato di concentrare ogni sforzo nella ricerca e nel salvataggio dei dispersi. In Nepal, le autorità hanno descritto l’evento come una delle peggiori emergenze degli ultimi anni.

L’ipotesi del ghiacciaio collassato

Dietro la catastrofe potrebbe esserci anche un fenomeno legato alla trasformazione del delicato ambiente himalayano. Secondo una prima valutazione di geologi e glaciologi, basata su immagini satellitari e dati sismici, un enorme blocco di ghiaccio potrebbe essersi staccato da un ghiacciaio, precipitando per oltre un chilometro verso il fondovalle.

Il collasso avrebbe alimentato una gigantesca colata di acqua, fango e detriti lungo i fiumi Bhote Kosi e Trishuli, amplificando in maniera devastante l’impatto dell’evento.

A spiegare la dinamica è stato Daniel Shugar, geologo dell’Università di Calgary, secondo cui le immagini disponibili sembrano indicare che un ghiacciaio della zona si sia spezzato bruscamente, provocando la caduta di una sua porzione verso il fondovalle. Si tratta, al momento, di una ricostruzione preliminare: saranno ulteriori rilievi e analisi a stabilire con maggiore precisione la sequenza degli eventi.

Washington annuncia aiuti per 500mila dollari

Di fronte alla gravità della situazione è arrivata anche la risposta degli Stati Uniti, che hanno espresso cordoglio alle famiglie delle vittime e annunciato un intervento di emergenza da 500mila dollari.

I fondi saranno destinati, attraverso Catholic Relief Services, a strutture di emergenza, beni di prima necessità e servizi legati all’acqua potabile, ai servizi igienico-sanitari e all’igiene. Il Dipartimento di Stato invierà inoltre nella regione un consulente specializzato nella risposta alle catastrofi.

L’ambasciata statunitense a Kathmandu sta collaborando con le autorità nepalesi per individuare e assistere i cittadini americani eventualmente coinvolti.

Due italiani stanno bene

Tra le persone coinvolte figurano anche due italiani. A confermarlo è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, precisando che entrambi sono in buone condizioni e vengono assistiti dalla diplomazia italiana.

«Sono in buone condizioni, vengono assistiti dalla nostra diplomazia e li aiuteremo a rientrare quando riterranno opportuno», ha dichiarato Tajani, aggiungendo che al momento non risultano altre segnalazioni di italiani coinvolti.

Mentre le operazioni proseguono, resta incerto il destino di centinaia di persone. Il numero dei dispersi e la difficoltà di raggiungere alcune delle aree più colpite fanno temere che il bilancio possa ulteriormente aumentare. Tra montagne fragili, ghiacciai in trasformazione e corsi d’acqua gonfiati oltre ogni misura, il disastro riporta ancora una volta in primo piano la vulnerabilità delle comunità che vivono alle pendici dell’Himalaya.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti