2 Luglio 2026, giovedì
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Usa-Iran, dialogo ancora fragile: a Doha nasce un canale diretto tra le parti

Tra accuse reciproche e spiragli diplomatici, Qatar e Pakistan mediatori di un confronto che resta ad alta tensione

Si chiudono con un cauto segnale di apertura, ma senza sciogliere i nodi più delicati, i colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran andati in scena a Doha sotto la regia diplomatica di Qatar e Pakistan. Sul tavolo, l’attuazione del memorandum d’intesa siglato tra Washington e Teheran per disinnescare l’escalation in Medio Oriente: un’intesa ancora fragile, minata da diffidenze reciproche e accuse incrociate.

A certificare il clima interlocutorio è stato il portavoce del ministero degli Esteri qatarino, Majed Al Ansari, che ha parlato di “progressi positivi”, pur senza nascondere le criticità emerse durante il confronto. Il risultato più concreto è la decisione di istituire entro 24 ore un canale di comunicazione diretto tra le parti, strumento ritenuto essenziale per evitare nuove incomprensioni e gestire in tempo reale eventuali violazioni dell’accordo.

Nel corso della riunione del gruppo di lavoro incaricato di monitorare l’attuazione del memorandum, la delegazione iraniana ha sollevato contestazioni puntuali, accusando gli Stati Uniti di non rispettare l’articolo 1 dell’intesa, quello che prevede la cessazione delle ostilità su tutti i fronti. Teheran ha richiamato in particolare le notizie relative a un rafforzamento della presenza militare statunitense nella regione e alcune dichiarazioni di funzionari americani giudicate “minacciose”.

Una linea ribadita anche dal vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, che secondo i media ufficiali ha denunciato apertamente le presunte inadempienze di Washington. Nonostante il clima teso, le delegazioni hanno concordato di mettere nero su bianco le criticità dell’accordo in un documento condiviso, primo passo verso un riesame strutturato dell’intesa.

Parallelamente al dossier politico-militare, a Doha si è discusso anche di un tema cruciale sul piano economico: lo sblocco di circa 6 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati. In un incontro separato con le autorità del Qatar e la banca centrale del Paese, si è delineata l’ipotesi di un utilizzo vincolato di queste risorse. Secondo quanto riferito da Gharibabadi, Teheran potrà impiegarle per l’acquisto di beni in linea con le proprie esigenze dichiarate, in un quadro di controllo concordato.

Resta invece un punto di forte attrito la questione nucleare. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che guida la delegazione negoziale, ha smentito con decisione le indiscrezioni circolate nelle ultime ore su una possibile apertura agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Nessun accesso, ha chiarito, ai siti di Fordow, Natanz e Isfahan colpiti dai raid statunitensi: “Gli ispettori dell’Aiea non hanno il diritto di ispezionare strutture bombardate dagli Stati Uniti”, ha dichiarato alla televisione di Stato, definendo “false” le notizie diffuse in tal senso.

Il quadro che emerge dai colloqui di Doha è dunque quello di un dialogo necessario ma ancora incerto, sospeso tra la volontà di evitare una nuova escalation e la persistenza di profonde divergenze strategiche. Il nuovo canale diretto potrà rappresentare un banco di prova decisivo: molto dipenderà dalla capacità delle due parti di trasformare i segnali di apertura in impegni concreti, in una regione dove ogni equilibrio resta precario.

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