Quando la propaganda finisce per contraddirsi, sono i numeri a parlare. E, in questo caso, raccontano un’Italia più fragile di quanto la narrazione politica di governo voglia far credere. Sul terreno della povertà si consuma uno scontro sempre più duro tra maggioranza e opposizioni, con il Partito Democratico che accusa apertamente l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni di aver perso il contatto con la realtà sociale del Paese.
A incendiare il dibattito sono le dichiarazioni di esponenti di Fratelli d’Italia, giudicate “vergognose” dal responsabile Welfare del Pd, Marco Furfaro. Nel mirino, non solo il merito delle affermazioni, ma il loro impatto: “Non stanno attaccando Elly Schlein — afferma — ma milioni di italiani che vivono ogni giorno tra stipendi insufficienti, caro vita e bollette sempre più pesanti”.
Il cuore dello scontro, tuttavia, resta nei dati. Secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, nel 2024 il rischio di povertà o esclusione sociale ha raggiunto il 23,1%, coinvolgendo circa 13,5 milioni di persone. Ancora più allarmante il dato sulla povertà assoluta: oltre 5,7 milioni di individui, il livello più alto registrato nell’ultimo decennio.
Numeri che, per l’opposizione, smentiscono la narrazione di un Paese in ripresa. Ma la maggioranza si aggrappa a un altro indicatore: quello europeo. I dati aggiornati al 2025 diffusi da Eurostat mostrano infatti una lieve flessione dell’indicatore complessivo, dal 23,1% al 22,6%.
Una riduzione che, però, secondo la responsabile Lavoro del Pd Cecilia Guerra, non racconta un miglioramento reale. “Si lavora di più — osserva — ma non si esce dalla povertà”. Il calo è infatti legato principalmente alla diminuzione delle famiglie a bassa intensità lavorativa, mentre restano quasi invariati i livelli di povertà relativa e cresce, in modo significativo, la deprivazione materiale e sociale.
È proprio questo l’elemento che più preoccupa: aumentano le persone che non riescono a permettersi beni essenziali, dal riscaldamento domestico a un’alimentazione adeguata. Una dinamica che, letta insieme ai dati sulla povertà assoluta, restituisce un quadro ben più critico di quello rivendicato dall’esecutivo.
Nel frattempo, sullo sfondo, si inserisce anche la voce del sistema bancario. Antonio Patuelli torna a “battere cassa”, sollevando il tema dei margini e delle pressioni sul settore creditizio, in un contesto economico che resta incerto e segnato da profonde disuguaglianze.
Il risultato è un cortocircuito politico e comunicativo: da un lato una maggioranza che rivendica segnali di miglioramento, dall’altro un’opposizione che denuncia una realtà ben più dura, certificata — sostiene — dagli stessi numeri ufficiali.
In mezzo, milioni di italiani per i quali la statistica non è un’astrazione, ma una condizione quotidiana. E che attendono risposte che vadano oltre la propaganda.
