6 Ottobre 2026, martedì
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Dossier, banche dati e intercettazioni: la pista della “squadra fiore” al centro delle nuove perquisizioni

Il Ros dei Carabinieri ha eseguito decreti di perquisizione e sequestri di dispositivi e corrispondenza informatica. Gli inquirenti ipotizzano un’associazione dedita al “dossieraggio” e ad attività illecite legate alle comunicazioni: tra i filoni, anche contestazioni di peculato e truffa aggravata.

Una serie di perquisizioni, estese anche ai sistemi informatici, e il sequestro di dispositivi e corrispondenza digitale: è il quadro dell’operazione eseguita il 20 aprile 2026 dal Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) dei Carabinieri, con il supporto dei Comandi provinciali territorialmente competenti. I provvedimenti, emessi nell’ambito di un’attività investigativa, sono stati disposti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, con il coordinamento della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagine si alimenta anche di elementi emersi nel procedimento penale relativo alla cosiddetta inchiesta “Equalize”, avviata dalla Procura di Milano e coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Un filone, parallelamente, riguarda verifiche disposte dalla Procura capitolina sull’operatività di una struttura fiduciariamente denominata “squadra fiore”, ritenuta dedita ad attività di “dossieraggio” su persone e imprese attraverso presunti accessi abusivi a banche dati istituzionali.

Le attività investigative, prolungate e dirette dalla Procura di Roma, avrebbero consentito di riscontrare l’effettiva operatività della “squadra fiore”, attiva – secondo l’ipotesi accusatoria – dal novembre 2024. Tra gli indagati figurerebbero anche ex appartenenti alle Forze di polizia e all’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi). Le contestazioni, a vario titolo, riguardano l’associazione per delinquere finalizzata alle interferenze illecite nella vita privata, l’accesso abusivo a sistemi informatici o telematici e l’intercettazione, l’impedimento o l’interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche.

In estrema sintesi, gli investigatori ipotizzano che il gruppo abbia acquisito e commercializzato, dietro remunerazione mensile e/o per singoli incarichi – anche su richiesta di imprenditori, professionisti e intermediari finanziari – informazioni riservate estrapolate illecitamente da banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza. Da queste informazioni sarebbero stati realizzati dossier con profili di persone fisiche e giuridiche. Nello stesso contesto, viene inoltre ipotizzata l’esecuzione, dietro compenso per singolo intervento, di attività di fraudolenta interruzione di intercettazioni telefoniche o telematiche e di installazione di dispositivi per la captazione illecita di conversazioni private.

Nel quadro descritto dagli atti d’indagine, la “squadra fiore” sarebbe stata utilizzata anche da un ex dirigente in posizione apicale del Sistema di informazioni per la sicurezza della Repubblica, oggi presidente esecutivo di Cerved Group S.p.A. Si tratta di un profilo che gli inquirenti collocano al crocevia tra l’accesso a informazioni sensibili e la loro eventuale circolazione fuori dai canali istituzionali: un passaggio su cui, sottolineano le fonti investigative, saranno determinanti gli approfondimenti su documenti e dispositivi sequestrati.

Le prolungate attività di indagine dirette dalla Procura della Repubblica di Roma hanno permesso, in primo luogo, di riscontrare l’effettiva operatività della suddetta “squadra fiore”, attiva dal novembre 2024, i cui componenti (in parte ex appartenenti alle FF.PP. ed all’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna – AISI) sono indagati per i delitti associazione per delinquere finalizzata alla interferenze illecite nella vita privata, accesso abusivo a sistema informatico o telematico, nonché intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche.In particolare ed in estrema sintesi,gli interessati avrebbero acquisito e commercializzato in cambio di remunerazione mensile e/o per singoli contratti – anche su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari – informazioni riservate illecitamente estrapolate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, realizzando dossier con la profilazione di persone fisiche e giuridiche. Avrebbero inoltre eseguito, dietro compenso corrisposto per ogni singolo intervento, attività di fraudolenta interruzione di intercettazioni telefoniche/telematiche e di installazione di dispositivi per la captazione fraudolenta di conversazioni private. Della “squadra fiore”, si sarebbe avvalso un ex dirigente in posizione apicale del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, attuale Presidente esecutivo di CERVED Group S.p.A.

Gli approfondimenti investigativi, inoltre, avrebbero fatto emergere nuovi elementi utili a delineare ulteriori ipotesi di reato che coinvolgerebbero imprenditori ed ex appartenenti all’intelligence nazionale. Le contestazioni – sempre allo stato delle indagini – riguardano in particolare:

  • peculato in concorso: l’ipotesi è che nel 2023 siano stati distratti fondi dell’Aisi per alcuni milioni di euro destinati al saldo di un contratto di fornitura che, secondo gli inquirenti, non sarebbe stato mai eseguito. Il contratto sarebbe stato stipulato tra l’Agenzia e una società attiva nella produzione di sistemi software e hardware;
  • accesso abusivo a sistemi informatici e telematici: viene ipotizzato che l’ex dirigente citato abbia utilizzato, per fini non istituzionali, schedari informativi predisposti per il trattamento di notizie e informazioni connesse agli scopi del comparto sicurezza;
  • truffa aggravata: nell’ambito di un’operazione di acquisizione nel settore della consulenza e delle reti digitali infrastrutturali, l’imprenditore titolare della società oggetto di acquisizione – secondo l’accusa – avrebbe alterato il conto economico 2023 esponendo valori fittizi di fatturato, con un incremento del margine operativo lordo (Ebitda) superiore a 40 milioni di euro. Il dato sarebbe stato utilizzato per far maturare una clausola di earn-out (una componente aggiuntiva del prezzo legata al raggiungimento di obiettivi), con un profitto stimato in circa 8 milioni di euro non dovuti e un danno che coinvolgerebbe anche Cassa depositi e prestiti, tramite la partecipazione di CDP Equity S.p.A. nella società acquirente.

Le indagini, infine, avrebbero fatto emergere anche due ulteriori piste: da un lato, presunti progetti finalizzati a concentrare in un’unica holding la galassia di aziende attive nel campo delle intercettazioni – tra conversazioni in presenza e comunicazioni telematiche –; dall’altro, la possibile rivelazione dell’esistenza di specifici atti d’indagine relativi al procedimento in corso. È su questi snodi che gli investigatori attendono riscontri dall’analisi dei materiali sequestrati, in una fase che resta coperta da garanzie e verifiche tipiche delle indagini preliminari.

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