23 Ottobre 2026, venerdì
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Social vietati agli under 15, la Francia apre una nuova frontiera in Europa

Parigi accelera sulla tutela dei minori nel digitale: il disegno di legge ora al vaglio del Senato

La Francia compie un passo deciso verso una regolamentazione stringente dell’ecosistema digitale e si candida a diventare il primo Paese europeo a vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. L’Assemblea nazionale ha infatti approvato, con un’ampia maggioranza, il disegno di legge che punta a limitare l’esposizione precoce dei più giovani alle piattaforme digitali, ritenuta sempre più dannosa per lo sviluppo cognitivo e psicologico.

Il testo, sostenuto dal governo e firmato dall’ex primo ministro Gabriel Attal, ha ottenuto 130 voti favorevoli contro appena 21 contrari. Ora il provvedimento passa all’esame del Senato, ultimo snodo parlamentare prima dell’eventuale via libera definitivo. Se confermata, la riforma proietterebbe Parigi in una posizione di avanguardia nel panorama europeo, seguendo la strada già tracciata dall’Australia, che ha adottato misure analoghe nel dicembre 2025.

Il presidente Emmanuel Macron ha salutato il voto come una svolta cruciale nella difesa della salute dei più giovani. In un messaggio pubblicato su X, il capo dell’Eliseo ha ribadito l’urgenza dell’intervento: «L’obiettivo è che entro il primo settembre i nostri bambini e adolescenti siano finalmente protetti». Un’affermazione accompagnata da una presa di posizione netta nei confronti delle grandi piattaforme globali: «Il cervello dei nostri figli non è in vendita. Né alle piattaforme americane, né a quelle cinesi».

Il cuore della legge stabilisce il divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni, fatta salva la possibilità di fruire di contenuti a finalità educative. Il provvedimento rafforza inoltre le misure già esistenti sul fronte scolastico, estendendo anche ai licei il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari in classe, già in vigore nelle scuole medie.

Resta però aperto il nodo più delicato: l’applicazione concreta della norma. Per rendere effettivo il divieto, i promotori ipotizzano l’intervento di un “soggetto terzo di fiducia”, indipendente sia dallo Stato sia dalle piattaforme digitali. Sul tavolo ci sono due opzioni principali: sistemi di riconoscimento facciale oppure la verifica dell’identità tramite caricamento di documenti ufficiali. Soluzioni che sollevano interrogativi non solo tecnici, ma anche legati alla privacy e alla protezione dei dati personali.

Proprio su questi aspetti si concentrerà con ogni probabilità il confronto al Senato, chiamato a chiarire le modalità di controllo, il ruolo del consenso parentale e l’apparato sanzionatorio nei confronti delle aziende tecnologiche che non dovessero adeguarsi. Un passaggio cruciale per trasformare l’annuncio politico in una misura realmente operativa.

In gioco non c’è solo una nuova regola per l’accesso ai social, ma una visione più ampia del rapporto tra giovani, tecnologia e responsabilità pubblica. E la Francia, ancora una volta, prova a dettare l’agenda europea.

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