6 Ottobre 2026, martedì
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Trump: “Non siamo in guerra con il Venezuela, ma con i trafficanti di droga”

Il presidente degli Stati Uniti ribadisce la sua posizione sulla crisi venezuelana, puntando il dito contro il traffico di stupefacenti e i problemi interni del Paese. "Dobbiamo prima risanare gli Stati Uniti," afferma in un'intervista alla NBC.

Donald Trump, in una recente intervista alla NBC, ha chiarito la posizione degli Stati Uniti riguardo alla crisi in Venezuela. Secondo il presidente, non esiste una guerra dichiarata contro il Venezuela, ma semmai contro “chi vende droga”. “Non siamo in guerra con il Venezuela, ma con chi traffica stupefacenti e contribuisce a distruggere le nostre comunità,” ha affermato senza mezzi termini.

Trump ha continuato a sottolineare come l’America stia affrontando una battaglia interna altrettanto urgente, quella contro le bande criminali e il flusso di persone che escono dalle carceri venezuelane per entrare negli Stati Uniti. “Siamo in guerra con chi svuota le proprie prigioni e manda tossicodipendenti e malati di mente nel nostro Paese,” ha dichiarato, allargando il discorso alla gestione dei flussi migratori illegali e alla lotta contro il crimine organizzato.

Il presidente non ha risparmiato una critica anche alle prospettive politiche interne. Quando gli è stato chiesto del possibile ritorno alle urne, Trump ha messo in dubbio la fattibilità di elezioni immediate negli Stati Uniti, in un periodo di grande incertezza e divisione politica. “Prima dobbiamo risanare il Paese. Non possiamo organizzare elezioni in una situazione così precaria. La gente non potrebbe nemmeno votare,” ha spiegato, riferendosi alla necessità di ripristinare la sicurezza e la stabilità economica.

Quando gli è stato chiesto se ci fosse la possibilità di un voto in 30 giorni, Trump ha risposto con fermezza: “No, ci vorrà del tempo. Dobbiamo prima riportare gli Stati Uniti alla normalità.” Un messaggio che, oltre a ribadire la sua visione di governo, indica chiaramente una priorità per il suo mandato: stabilizzare il Paese prima di pensare a nuove consultazioni elettorali.

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