28 Luglio 2026, martedì
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Noi non siamo nate per avere paura: il messaggio di Chiara Appendino nel 25 novembre

Nel giorno dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne, la deputata M5S affida ai social un intervento che diventa racconto collettivo della paura quotidiana e appello alla libertà come diritto fondamentale.

Nel giorno del 25 novembre, dedicato alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la voce di Chiara Appendino risuona con la forza di una verità semplice quanto necessaria. La deputata del Movimento 5 Stelle affida ai social un video che scorre come un elenco di gesti familiari, azioni così quotidiane da risultare invisibili, eppure cariche di un peso che troppe donne conoscono sin da ragazze: mandare la posizione a un’amica, tenere le chiavi strette tra le dita, simulare una telefonata, accelerare il passo, controllare chi c’è alle proprie spalle, cambiare percorso, rinunciare a una gonna corta, evitare di uscire quando è buio, chiedere di essere accompagnate.

Appendino non aggiunge enfasi superflua, non si rifugia nei toni istituzionali. Si limita a descrivere. Ed è proprio questa semplicità che fa emergere tutta la durezza della realtà: piccoli accorgimenti diventati routine, strategie di autodifesa acquisite per abitudine più che per scelta, rituali silenziosi che definiscono un’intera condizione sociale.

Il suo messaggio è rivolto a chi si riconosce anche solo in uno di quei gesti. A chi, ascoltando o leggendo, comprende di far parte di un’esperienza comune tanto diffusa quanto spesso non nominata. Un’esperienza che, sottolinea Appendino, non è normale e soprattutto non è colpa di chi la subisce.

Da qui il passaggio centrale del suo intervento, che si trasforma in un vero e proprio appello civile: il 25 novembre non è una ricorrenza cerimoniale, non appartiene alla sfera dei minuti di silenzio o dei post di circostanza. È, dice la deputata, un giorno che ricorda una verità fondamentale: le donne non sono nate per sopravvivere alla paura, ma per vivere libere.

Il video non si limita a fotografare uno stato delle cose; diventa un invito ad allargare lo sguardo oltre la commemorazione, verso un cambiamento concreto. La libertà, nel racconto di Appendino, non è un concetto astratto, ma un progetto collettivo che passa dal diritto di muoversi senza ansia, di vestirsi secondo il proprio desiderio, di tornare a casa senza dover informare nessuno del tragitto per sentirsi protette.

In un’Italia attraversata da un dibattito serrato sulla violenza di genere, il contributo di Appendino si inserisce come un tassello narrativo che unisce politica e vita quotidiana, istituzioni e percezioni personali. Non offre soluzioni rapide né slogan, ma rimette al centro la dignità di un tema che riguarda tutte e tutti: la possibilità, per ogni donna, di abitare il mondo senza timore.

E forse è proprio questa la forza dell’intervento: ricordare che la libertà non è un privilegio da conquistare una volta per tutte, ma un diritto che va garantito ogni giorno, a partire dal riconoscimento delle paure che molte continuano a vivere in silenzio. A partire dall’ascolto, dalla consapevolezza e dalla responsabilità condivisa di trasformare quella lista di gesti di difesa in qualcosa che, un domani, non sarà più necessario raccontare.

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