La vicenda dei tre fratelli tra i sei e gli otto anni, sottratti venerdì alla loro famiglia che vive in un casolare immerso nel bosco di Palmoli, nel Chietino, è diventata in poche ore un caso nazionale. Il provvedimento del Tribunale dei minori dell’Aquila, che ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale e il collocamento dei piccoli in una struttura protetta a Vasto, accompagnati dalla madre in orari prestabiliti, ha innescato un’ondata di reazioni politiche, istituzionali e giudiziarie che ora approda direttamente al governo.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, dopo un confronto con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parla di un “atto molto grave” e annuncia che il dicastero procederà alle “opportune verifiche”. Un passo cauto ma significativo, che apre alla possibilità di inviare ispettori ministeriali per ricostruire l’intera gestione del procedimento, nato lo scorso anno dopo il ricovero dei bambini per un’intossicazione da funghi e un successivo controllo dei carabinieri nella dimora di famiglia.
La prudenza del Guardasigilli contrasta con i toni durissimi del vicepremier Matteo Salvini, che definisce l’allontanamento “un sequestro indegno, preoccupante, pericoloso e vergognoso”. Il leader della Lega promette di andare “fino in fondo”, fino a bussare – se necessario – alla porta del giudice minorile, e annuncia una visita in Abruzzo nella prossima settimana. Poi l’affondo: “Giudici e assistenti sociali d’Abruzzo non rompano le scatole”. Un attacco frontale che riapre la questione, più ampia, dei rapporti tra politica e giurisdizione.
Per Salvini, la vicenda di Palmoli è l’ennesima conferma della necessità di una riforma radicale della giustizia minorile. Il vicepremier contesta che lo Stato intervenga “nelle scelte di vita personali di due genitori”, mentre – sostiene – in altre situazioni, come nei campi rom, non vigila su casi di reale abbandono scolastico o degrado. Un paragone che punta a mettere in discussione la coerenza degli interventi istituzionali, e che apre un fronte politico destinato a durare.
L’Anm: “Decisione basata su valutazioni tecniche”
Di fronte all’escalation, l’Associazione nazionale magistrati interviene con una nota che richiama il ruolo costituzionale della giurisdizione nei procedimenti che riguardano i minori. L’Anm ricorda che “il diritto della famiglia a determinare le proprie scelte di vita deve intrecciarsi con il dovere dello Stato di tutelare i minori”, e che l’intervento dei giudici si fonda su elementi oggettivi: sicurezza, condizioni sanitarie, accesso alla socialità e rispetto dell’obbligo scolastico.
L’associazione sottolinea che il provvedimento è stato assunto “nel rispetto delle norme vigenti e con finalità esclusivamente protettive”. E ammonisce: le strumentalizzazioni politiche “appaiono in contrasto con il rispetto dei diritti dei minori e della dignità delle persone coinvolte”.
È una posizione netta, che ricorda come la tutela dei soggetti più fragili sia principio cardine della Carta costituzionale e che i tribunali minorili agiscano su base tecnica, spesso in condizioni di grande complessità.
Una famiglia nel bosco, tra libertà di scelta e obblighi di legge
La storia della famiglia anglo-australiana si sviluppa in un contesto che il loro legale, Giovanni Angelucci, definisce “di piena autosufficienza”. Nathan e Catherine vivono da anni in un casolare isolato, accudendo animali, coltivando la terra e conducendo uno stile di vita radicalmente alternativo.
Il provvedimento del Tribunale, invece, ricostruisce un quadro diverso: dopo l’intossicazione da funghi che ha richiesto il ricovero dei bambini e i successivi accertamenti dei carabinieri nella casa nel bosco, i servizi sociali hanno segnalato condizioni ritenute non adeguate per la crescita dei minori. Da qui la sospensione provvisoria della responsabilità genitoriale, il collocamento in comunità e la nomina di un tutore.
Venerdì pomeriggio, per eseguire il provvedimento, è stato mobilitato un ingente dispiegamento di forze dell’ordine, circostanza che ha contribuito a caricare ulteriormente la vicenda di tensione emotiva. Il legale della famiglia, presente durante l’intervento, spiega che la sua mediazione ha permesso un trasferimento più ordinato di quanto ci si aspettasse.
La madre Catherine ha potuto accompagnare i bambini nella struttura protetta, dove hanno trascorso la notte, pur separati l’uno dall’altro. “Li ho visti solo venerdì sera, poco prima che dormissero. Ho fatto colazione con loro, poi mi è stato chiesto di andare di sopra. È la regola”, racconta al quotidiano Il Centro. “Qui sono gentili, ma devono rispettare l’ordine del giudice”.
Il padre Nathan, rimasto nel casolare per occuparsi degli animali, ragiona sul futuro. “Vorremmo restare, questa è la nostra casa. Ma abbiamo un’altra possibilità: prendere i passaporti, far tornare mia moglie e i bambini in Australia e restare qui da solo. Speriamo di no.”
Il nodo centrale: libertà familiare e protezione dell’infanzia
La vicenda di Palmoli si colloca al crocevia tra libertà familiari, modelli educativi non convenzionali e responsabilità pubbliche nella tutela dei minori. Il dibattito politico che si è acceso in poche ore rischia di sovrastare il lavoro istruttorio degli organi competenti, che dovranno stabilire se le condizioni di vita dei tre bambini garantissero davvero la loro sicurezza, salute, socialità e istruzione.
Il provvedimento di allontanamento è una delle misure più drastiche previste dall’ordinamento, e la sua applicazione richiede un livello elevato di prove e di motivazioni. È per questo che il governo valuta l’invio degli ispettori del ministero della Giustizia: per verificare se l’atto sia stato adottato con tutti i presupposti del caso.
Nel frattempo, la famiglia resta divisa, nell’attesa dei prossimi passaggi giudiziari e dell’impugnazione annunciata dal loro avvocato.
Il dibattito pubblico, invece, è già oltre: interroga i confini della libertà genitoriale, la capacità dello Stato di intervenire con equilibrio, il rapporto tra politica e giurisdizione, il rispetto dei diritti dei bambini e il rischio che vicende delicate vengano travolte dalla polemica.
Intanto, in un casolare del bosco abruzzese, un padre attende notizie, una madre segue orari rigidi per vedere i figli, e tre bambini si risvegliano in un luogo sconosciuto. Il loro futuro, per ora, è nelle mani della giustizia. Il compito della politica dovrebbe essere quello di non oscurarlo con il rumore.
