L’influenza torna a correre e lo fa con un passo più rapido del previsto. A fotografare la situazione è l’ultimo rapporto RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, che registra un totale di circa un milione e settecentotrentasettemila contagi dall’inizio della stagione. Solo nell’ultima settimana si contano circa quattrocentotrentacinquemila nuovi casi, un balzo che conferma l’ingresso del Paese in una fase di crescita sostenuta delle infezioni respiratorie.
La fascia più vulnerabile, ancora una volta, è quella dei bambini tra zero e quattro anni, che raggiungono un’incidenza pari a circa ventitré casi ogni mille assistiti. Un dato che non sorprende gli esperti ma che accende i riflettori sulla necessità di proteggere i più piccoli, spesso costretti a frequenti contatti ravvicinati negli asili e negli ambienti scolastici, contesti in cui la circolazione dei virus risulta particolarmente agevole.
Il quadro complessivo rilevato dalla sorveglianza mostra un’incidenza media di 7,64 casi per mille assistiti, in aumento rispetto al 7,24 del bollettino precedente. Numeri che, pur non configurando un’emergenza, segnalano un consolidamento della tendenza alla crescita e richiamano l’attenzione sulla necessità di adottare comportamenti prudenti.
Da quest’anno, inoltre, la sorveglianza dell’Iss si fonda su una definizione più ampia: non più le tradizionali sindromi simil influenzali, note come Ili, ma le infezioni respiratorie acute, o Ari. La distinzione non è solo terminologica: le Ili richiedevano la presenza contemporanea di almeno un sintomo respiratorio, come tosse o mal di gola, e di un sintomo sistemico, come dolori muscolari o sensazione di malessere. Le Ari, invece, includono qualsiasi combinazione tra tosse, mal di gola, difficoltà respiratoria o coriza, vale a dire naso chiuso o che cola. Si tratta di una definizione più ampia, che permette di cogliere con maggiore tempestività l’andamento reale della circolazione virale.
In questo contesto, l’Istituto Superiore di Sanità rinnova l’invito alla vaccinazione antinfluenzale, considerata uno strumento essenziale per contenere i casi più gravi e proteggere la popolazione fragile. Accanto al vaccino, viene ribadita l’importanza delle misure igieniche che la pandemia ha reso familiari: lavaggio frequente delle mani, aerazione degli ambienti, attenzione ai primi sintomi e responsabilità nel limitare i contatti quando si è malati.
La stagione, avvertono gli esperti, è ancora lunga. Le prossime settimane diranno se il trend attuale si trasformerà in un picco anticipato o se l’influenza seguirà una traiettoria più graduale. Per ora, ciò che emerge dai dati è un quadro dinamico, in cui prevenzione e consapevolezza restano le armi principali per evitare che la curva continui a salire senza controllo.
