5 Ottobre 2026, lunedì
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Manovra, Misiani (PD): “Sul contributo delle banche caos e contraddizioni. Altro che miracolo”

Il responsabile economico del Partito Democratico critica duramente la linea del governo sul prelievo al settore bancario: «Contributo volontario, incerte entrate e rischio di scaricare i costi sui correntisti».

La questione del contributo delle banche alla prossima Manovra finanziaria continua a infiammare il dibattito politico. E a intervenire con toni severi è il senatore Antonio Misiani, responsabile Economia del Partito Democratico, che in un’intervista ad Affaritaliani definisce la gestione del dossier da parte dell’esecutivo «caotica e contraddittoria».

«Altro che “miracolo” – afferma Misiani – come lo ha definito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Dai segnali che arrivano dalla maggioranza, soprattutto da Forza Italia, è evidente che non ci sarà alcuna vera imposta sugli extraprofitti delle banche. Con buona pace di Matteo Salvini».

Il senatore dem si riferisce all’intesa raggiunta nelle ultime ore all’interno del governo sul cosiddetto “contributo” degli istituti di credito, destinato a finanziare parte della Legge di Bilancio per il 2026. Secondo Misiani, tuttavia, la formula individuata rischia di trasformarsi in un favore al sistema bancario più che in un intervento di equità fiscale.

«Le risorse per la manovra – spiega – arriveranno da un contributo “volontario” del settore bancario. Siamo di fronte a una fiscalità su misura, calibrata per una sola categoria, mentre tutti gli altri contribuenti restano a guardare».

Un’impostazione che, secondo il responsabile economico del PD, apre interrogativi pesanti sia sul piano della certezza delle entrate, sia su quello della tutela dei cittadini. «Rimangono due questioni fondamentali – aggiunge Misiani –. Primo: se il contributo delle banche, che incide in modo rilevante sugli equilibri della manovra, è davvero “volontario”, quale garanzia potrà esserci sul gettito effettivo per lo Stato? Secondo: se gli istituti di credito decideranno di aderire, chi assicura che il costo non venga scaricato sui correntisti, magari sotto forma di commissioni più alte o tassi meno favorevoli?».

Per Misiani, il rischio è che si finisca per colpire proprio i risparmiatori, già provati da inflazione e rincari, mentre il governo rinuncia a un’imposta strutturata sugli extraprofitti bancari, come accade in altri Paesi europei. «Se così fosse – conclude il senatore – alla beffa della rinuncia a tassare gli extraprofitti si aggiungerebbe il danno di nuovi oneri miliardari per i clienti delle banche. Uno scenario semplicemente inaccettabile».

L’intervento del dem si inserisce in un confronto politico sempre più acceso attorno alla Legge di Bilancio, dove il capitolo sul contributo delle banche è diventato un simbolo delle tensioni interne alla maggioranza. Da un lato, la necessità di reperire risorse per finanziare misure elettoralmente sensibili; dall’altro, la volontà di non inimicarsi un settore strategico come quello del credito.
In mezzo, l’opposizione che accusa il governo di confondere equità con opportunismo, trasformando un potenziale strumento di redistribuzione in un compromesso al ribasso.

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