26 Luglio 2026, domenica
HomeItaliaCronacaAttentato sventato alla Macchina di Santa Rosa: Viterbo sotto assedio, processione a...

Attentato sventato alla Macchina di Santa Rosa: Viterbo sotto assedio, processione a luci accese per la prima volta nella storia

Due uomini di origine turca arrestati dalla Digos con armi ed esplosivi a pochi passi dal percorso del corteo. Allerta massima, Nocs e cecchini schierati. La città divisa tra paura e tradizione interrotta. Spuntano i legami con la mafia turca

VITERBO – Il cuore religioso e identitario di Viterbo ha battuto nella notte del 3 settembre sotto una tensione mai provata prima. A poche ore dall’inizio del trasporto della Macchina di Santa Rosa, rito che da secoli scandisce la devozione e l’orgoglio della città, due uomini di origine turca sono stati arrestati dalla Digos con un arsenale pronto all’uso: un mitra, pistole, caricatori, munizioni e, secondo alcune fonti investigative, anche componenti riconducibili a ordigni esplosivi. Un fermo che ha sconvolto la vigilia della processione e che ha imposto misure di sicurezza senza precedenti, trasformando la festa più attesa dell’anno in un evento blindato.

L’irruzione nel b&b e l’arsenale sequestrato

L’operazione è scattata nel tardo pomeriggio, intorno alle 18. Gli agenti della Digos, dopo giorni di pedinamenti e verifiche riservate, hanno fatto irruzione in un b&b situato nella parte alta del centro storico, proprio lungo il tracciato che la Macchina avrebbe percorso poche ore dopo. All’interno della stanza occupata dai due uomini, entrambi di origine turca e con precedenti movimenti sospetti sul territorio, è stato trovato un vero arsenale: armi automatiche, pistole, numerosi caricatori e altro materiale ancora sotto esame da parte degli artificieri.

Portati d’urgenza in questura, i due hanno mantenuto il silenzio davanti al magistrato di turno, rifiutando di rispondere alle domande. Restano al momento oscuri i contorni della loro presenza a Viterbo e le reali intenzioni. Gli inquirenti non escludono alcuna pista, dal terrorismo internazionale al traffico d’armi, fino a un collegamento con la mafia turca, già più volte comparsa nelle cronache giudiziarie del Lazio.

Precedenti inquietanti e ipotesi mafiose

Il sospetto che i due arrestati possano avere legami con organizzazioni criminali transnazionali si rafforza alla luce di episodi recenti: lo scorso maggio, nella frazione di Bagnaia, era stato catturato un boss turco, e ad agosto un altro esponente collegato alla stessa rete era stato fermato proprio nel capoluogo. La Direzione distrettuale antimafia ha assunto il coordinamento dell’indagine, mentre i servizi antiterrorismo stanno verificando eventuali connessioni con circuiti jihadisti o con gruppi dediti al traffico internazionale di armi.

La città blindata: Nocs, cecchini e controlli serrati

La notizia dell’arresto ha scatenato un’immediata risposta delle istituzioni. Il prefetto ha convocato d’urgenza il comitato per la sicurezza pubblica e nel giro di poche ore Viterbo si è trasformata in una roccaforte. Sono stati mobilitati i Nocs, reparti speciali antiterrorismo, unità cinofile antisabotaggio, artificieri, oltre a cecchini posizionati sui tetti lungo il percorso. Il tracciato del corteo è stato setacciato palmo a palmo, con telecamere collegate in tempo reale e uomini in borghese mescolati alla folla.

La misura più clamorosa, e senza precedenti, è stata la decisione di lasciare accesa l’illuminazione pubblica in diversi tratti della processione. Una scelta imposta da ragioni di sicurezza e confermata dalla prefettura: mai nella storia recente della Macchina di Santa Rosa la luce dei lampioni aveva interrotto il buio rituale, che serve a esaltare il bagliore della torre illuminata.

Tradizione interrotta e fedeli divisi

Per i viterbesi, quella luce innaturale è stata un colpo al cuore. La Macchina di Santa Rosa, alta circa trenta metri e trasportata a spalla da un centinaio di facchini, è patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO proprio per il suo valore scenografico e spirituale: attraversa la città immersa nell’oscurità, rischiarata soltanto dai centinaia di punti luminosi che la adornano. È il simbolo della fede che squarcia il buio.

Molti fedeli, vedendo i lampioni accesi, hanno reagito con sorpresa e in alcuni casi con indignazione. Sui social e nelle piazze si è parlato di “tradizione tradita” e di “fede oscurata dalla paura”. Ma man mano che si diffondevano i dettagli sull’arresto e sul rischio sfiorato, la protesta ha lasciato spazio a un sentimento più pragmatico: la sicurezza dei cittadini, almeno per una notte, ha dovuto prevalere sulla ritualità.

Politica e tensioni sullo sfondo

Alla processione ha assistito anche il vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, la cui presenza era stata preceduta da polemiche per alcuni manifesti offensivi affissi dai giovani del Partito Democratico locale. Una contestazione destinata a restare in secondo piano di fronte alla gravità degli eventi che hanno scosso la città.

Le indagini e l’attesa di sviluppi

Le prossime ore saranno decisive per chiarire la portata del piano sventato. Gli investigatori stanno ricostruendo gli spostamenti dei due arrestati, i loro contatti e la provenienza delle armi sequestrate. Gli apparati di sicurezza mantengono alta l’allerta anche per le future manifestazioni religiose e civili in programma a Viterbo.

Resta l’amarezza di una comunità costretta a vivere il momento più solenne del suo calendario con il fiato sospeso, tra paura e devozione. La Macchina di Santa Rosa ha comunque attraversato le vie della città, portata a spalla dai facchini con la consueta forza e dedizione. Ma questa volta, a vegliare sul suo cammino, non c’era soltanto la luce della patrona: c’erano anche i riflettori della cronaca giudiziaria e le luci, insolite e implacabili, di una città che ha dovuto piegarsi all’emergenza.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti