7 Ottobre 2026, mercoledì
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Zelensky incalza l’Occidente: “Basta parole, servono fatti contro Mosca”

Il presidente ucraino denuncia i nuovi attacchi russi e chiede risposte concrete. A Copenaghen l’Ue discute garanzie di sicurezza per Kiev e nuove sanzioni, mentre Tajani apre a misure finanziarie mirate.

L’ennesima ondata di bombardamenti russi contro l’Ucraina riporta al centro del dibattito internazionale l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di principio alle azioni tangibili. È stato il presidente Volodymyr Zelensky, in un messaggio diffuso su Telegram, a ribadirlo con parole nette: “Abbiamo visto la reazione del mondo al precedente bombardamento. Ma ora, quando la Russia dimostra ancora una volta di fregarsene delle parole, contiamo su azioni concrete”.

Zelensky ha sottolineato come Mosca abbia sfruttato il tempo concesso per la preparazione di nuovi colloqui tra leader internazionali non per aprire spiragli di pace, bensì per pianificare ulteriori attacchi massicci. “Questa guerra non finirà con dichiarazioni politiche – ha aggiunto – servono passi veri. Attendiamo azioni da parte di America, Europa e del mondo intero”.

Le sue parole risuonano mentre a Copenaghen si tiene il consiglio informale dei ministri degli Esteri dell’Unione europea, incentrato proprio sulle prospettive di sicurezza per Kiev. Dalla capitale danese è arrivato un segnale di impegno politico da parte di Parigi. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha spiegato che “l’Europa è pronta a prendere la responsabilità nelle sue mani. Per la prima volta i capi di Stato maggiore sono entrati nei dettagli sulle garanzie di sicurezza e ora affronteremo nuovamente la questione al livello di capi di Stato”.

Sul fronte delle sanzioni, il dibattito resta aperto. Il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, ha ribadito la necessità di colpire la capacità finanziaria di Mosca, puntando soprattutto sul sostegno economico al complesso militare russo. “Io credo che si debbano fare delle sanzioni finanziarie che costringano Putin a non avere più i mezzi economici per pagare stipendi altissimi ai militari, tre volte tanto quello di un operaio” ha dichiarato, esprimendo però scetticismo sulla possibilità di intervenire direttamente sui beni privati dei cittadini russi.

Più cauta anche la sua posizione in merito alla confisca degli asset congelati della Banca Centrale russa, ipotesi caldeggiata da diversi Paesi ma non priva di ostacoli legali. “A livello giuridico non è facile, dobbiamo essere seri e rispettare le regole” ha sottolineato Tajani, invitando a un approccio pragmatico.

Il quadro che emerge da queste ore conferma una doppia urgenza: da un lato la pressione militare crescente esercitata dalla Russia sul terreno ucraino, dall’altro la ricerca di strumenti efficaci da parte dell’Occidente per trasformare la solidarietà dichiarata in azioni capaci di incidere davvero sul corso del conflitto.

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