8 Luglio 2026, mercoledì
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Milano, l’inchiesta sull’urbanistica perde un altro tassello: revocati i domiciliari a Manfredi Catella

Il Tribunale del Riesame libera anche il fondatore di Coima. Cade l’ultima misura cautelare a carico degli arrestati nell’ambito dell’indagine sulla rigenerazione urbana del capoluogo lombardo

La linea delle misure cautelari nell’inchiesta milanese sull’urbanistica si assottiglia fino a dissolversi. Il Tribunale del Riesame di Milano ha infatti revocato gli arresti domiciliari anche per Manfredi Catella, fondatore e amministratore delegato di Coima, la società di investimenti e sviluppo immobiliare protagonista, negli ultimi anni, di alcune delle trasformazioni più significative nel volto architettonico del capoluogo lombardo.

Con la decisione di ieri, anche l’ultima delle misure cautelari personali disposte dal giudice per le indagini preliminari perde efficacia. Catella era rimasto l’unico tra gli indagati ancora sottoposto a restrizione della libertà personale dopo che, la settimana precedente, erano già stati scarcerati l’ex assessore comunale alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi, l’ex componente della commissione Paesaggio Giuseppe Marinoni e il manager Federico Pella.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Milano, ruota attorno a presunti illeciti nell’ambito delle procedure amministrative per l’approvazione di progetti immobiliari in aree strategiche della città. Un’indagine che ha sollevato interrogativi su eventuali intrecci tra pubblico e privato nei meccanismi decisionali dell’urbanistica milanese, e che ha coinvolto figure centrali nel processo di trasformazione della città, diventata negli ultimi anni un laboratorio europeo per le politiche di rigenerazione urbana.

Il Riesame, con la nuova decisione, accoglie la linea difensiva di Catella e riconosce l’assenza delle esigenze cautelari che avevano giustificato inizialmente i domiciliari. La posizione del manager, figura chiave nel rinnovamento di intere porzioni urbane — da Porta Nuova alla zona di Porta Romana, fino agli ex scali ferroviari — resta comunque al vaglio della magistratura inquirente, ma la revoca della misura è un segnale importante sul piano giudiziario.

Nel contesto più ampio dell’inchiesta, la revoca delle misure a carico di tutti gli indagati finora arrestati potrebbe preludere a una rimodulazione dell’impianto accusatorio. Resta ancora da chiarire il quadro delle contestazioni ipotizzate, che spaziano tra i reati di corruzione, abuso d’ufficio e turbativa d’asta, ma su cui i giudici, nelle diverse fasi cautelari, stanno mostrando un crescente grado di prudenza.

La vicenda, oltre al risvolto giudiziario, ha inevitabilmente anche una forte rilevanza politica. L’inchiesta ha toccato uno degli assessorati più strategici del Comune di Milano e ha acceso i riflettori sulla governance dei processi di trasformazione urbana, in un momento storico in cui il capoluogo lombardo si gioca una partita decisiva in termini di investimenti, sostenibilità e qualità della vita.

Da Palazzo Marino, la linea resta quella della collaborazione con la magistratura e dell’attesa di sviluppi concreti prima di qualsiasi valutazione politica. Intanto, con la scarcerazione di Manfredi Catella, il fronte cautelare della vicenda giudiziaria sembra temporaneamente chiudersi, lasciando spazio a una fase più articolata dell’inchiesta, in cui si attendono eventuali rinvii a giudizio o archiviazioni.

Il caso rimane dunque aperto, ma la sua fase più eclatante – quella segnata dagli arresti e dai titoli di apertura – sembra per ora aver esaurito la sua spinta. Ora tocca alle carte, più che alle misure, definire contorni, responsabilità e prospettive.

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