8 Luglio 2026, mercoledì
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Emergenza sanità in Molise, in arrivo medici cubani per Pronto Soccorso e 118

Il presidente della Regione Roberti annuncia l'intesa: “Senza personale medico la sanità non esiste”. E propone accordi di confine con l’Abruzzo per rafforzare l’assistenza nell’Alto Molise

In Molise la sanità pubblica continua a fare i conti con una carenza strutturale di personale medico, che sta mettendo in crisi i servizi essenziali, in particolare quelli di emergenza. Per affrontare una situazione diventata ormai insostenibile, la Regione corre ai ripari guardando all’estero: è in arrivo un contingente di medici cubani che andranno a rafforzare i reparti di Pronto Soccorso e i servizi del 118. Lo ha annunciato il presidente della Regione, Francesco Roberti, intervenendo al convegno “La sanità nelle aree interne: quale futuro per l’Alto Molise”, dove ha tracciato le linee d’azione per contrastare la crisi del sistema sanitario locale.

“Il presupposto è semplice: senza medici non si può fare sanità”, ha dichiarato Roberti. “L’intesa con l’Ambasciata cubana, che segue un modello già sperimentato in Calabria, rappresenta una soluzione concreta per garantire la presenza di un numero sufficiente di professionisti in grado di coprire tutto il territorio regionale, comprese le aree più periferiche”.

L’accordo prevede l’arrivo in Molise di medici specializzati in medicina d’urgenza e servizi territoriali, con l’obiettivo di colmare le gravi lacune presenti in alcuni ospedali e stabilizzare i turni nei Pronto Soccorso e nel sistema di emergenza-urgenza. L’intervento è stato definito prioritario per ridurre la pressione su un sistema ormai vicino alla paralisi in molte aree della regione, dove la mancanza di personale ha costretto a ridimensionamenti, sospensioni temporanee di servizi e continui trasferimenti di pazienti verso altre regioni.

Roberti ha anche affrontato il tema dell’assistenza sanitaria nei territori dell’Alto Molise, tradizionalmente penalizzati da una difficile accessibilità e dalla scarsità di strutture. In questo contesto, il governatore ha rilanciato la proposta di accordi di confine con la Regione Abruzzo, per assicurare una presa in carico integrata dei cittadini che vivono nelle aree limitrofe. Un’ipotesi già discussa a livello tecnico, che punta a superare le barriere amministrative per garantire una risposta sanitaria più efficiente e coordinata.

“In particolare ad Agnone – ha spiegato Roberti – è necessario rafforzare il presidio di Pronto Soccorso. Questo non può prescindere da un’integrazione operativa con i servizi presenti in Abruzzo. Serve una logica di sistema, non più confinata dentro i confini amministrativi”.

La scelta di avvalersi di medici stranieri – in questo caso cubani – rappresenta una risposta emergenziale ma significativa, in un contesto in cui i concorsi per il reclutamento di personale medico spesso vanno deserti, e la fuga di professionisti verso regioni più attrattive o verso il settore privato aggrava costantemente la situazione.

Il modello, già testato in Calabria, ha dimostrato una certa efficacia nel breve termine, anche se non mancano le critiche: c’è chi solleva interrogativi sulla compatibilità linguistica, sulle differenze di formazione e sull’integrazione dei professionisti stranieri nei protocolli sanitari italiani. Tuttavia, per il Molise, oggi, la priorità è garantire la copertura dei turni, la riapertura di reparti e la sicurezza dei cittadini.

“L’obiettivo – ha concluso Roberti – è assicurare una sanità territoriale capillare e accessibile, soprattutto nelle aree interne, dove la marginalità geografica non può tradursi in marginalità assistenziale. È il momento di uscire dalla logica dell’emergenza cronica e di iniziare a costruire soluzioni strutturali”.

L’accordo con Cuba, la prospettiva di una collaborazione sanitaria interregionale e la volontà di rimettere al centro i bisogni delle comunità locali aprono dunque una nuova fase per il sistema sanitario molisano. Ma la sfida resta aperta: trasformare le soluzioni temporanee in un piano duraturo per la salute pubblica, in una regione dove curarsi è, ancora troppo spesso, una questione di distanza e di fortuna.

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