6 Ottobre 2026, martedì
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L’Unione europea a Israele: “Fermate il piano E1, mina la pace e viola il diritto internazionale”

Bruxelles condanna l’avanzamento del progetto di insediamento nei territori occupati: “Compromette la soluzione dei due Stati”. Intanto da Gaza arriva un appello a Trump da parte degli ex ostaggi. Evacuati in Italia 31 bambini palestinesi feriti.

BRUXELLES – TEL AVIV – GAZA – Si alza il tono dell’Unione europea nei confronti di Israele sul controverso piano di insediamento nell’area nota come E1, nel cuore della Cisgiordania occupata. Una zona strategica e politicamente esplosiva, dove la decisione di costruire nuovi insediamenti rischia, secondo Bruxelles, di rappresentare un colpo letale alla prospettiva di una pace duratura tra israeliani e palestinesi.

A condannare apertamente l’iniziativa è Kaja Kallas, Alto rappresentante per la Politica estera dell’Ue, che in una nota ufficiale definisce il progetto “una violazione del diritto internazionale” e un ostacolo insormontabile alla soluzione dei due Stati.

“La decisione delle autorità israeliane di portare avanti il piano di insediamento E1 indebolisce ulteriormente la soluzione dei due Stati e viola il diritto internazionale. Se attuata, la costruzione in quest’area interromperà definitivamente la contiguità geografica e territoriale tra Gerusalemme Est occupata e la Cisgiordania, spezzando il collegamento tra la Cisgiordania settentrionale e meridionale”, si legge nel comunicato diffuso da Bruxelles.

L’invito dell’Ue è chiaro: Israele deve fare un passo indietro. “Esortiamo Israele a desistere dal portare avanti questa decisione”, afferma Kallas. Il piano E1, da sempre al centro di forti critiche da parte della comunità internazionale, si estende per circa 12 chilometri quadrati tra Gerusalemme e l’insediamento di Ma’ale Adumim, e in caso di realizzazione comprometterebbe irrimediabilmente la continuità territoriale di un futuro Stato palestinese.

Una questione geopolitica cruciale

Non si tratta solo di urbanistica o demografia. Il progetto E1 è da anni un nervo scoperto nei negoziati di pace: gli insediamenti in quell’area creerebbero un corridoio israeliano che separerebbe Gerusalemme Est – rivendicata dai palestinesi come capitale del loro futuro Stato – dal resto della Cisgiordania. Una mossa che, secondo molti analisti e diplomatici, equivarrebbe a rendere impraticabile qualsiasi prospettiva di Stato palestinese coeso e indipendente.

Israele, dal canto suo, ha spesso motivato il piano con esigenze di sicurezza e sviluppo. Ma per la comunità internazionale, e in particolare per l’Unione europea, resta una linea rossa che, se superata, potrebbe avere conseguenze pesanti anche sul piano dei rapporti bilaterali.

Gaza, gli ex ostaggi chiedono a Trump di fermare la guerra

Nel frattempo, dalla Striscia di Gaza – devastata da mesi di bombardamenti e assedi – arriva un appello sorprendente e carico di simbolismo: un gruppo di ex ostaggi israeliani, liberati dopo il rapimento da parte di Hamas il 7 ottobre 2023, ha diffuso un video in cui chiede a Donald Trump – candidato alle presidenziali USA 2024 e figura molto ascoltata in Israele – di intervenire per porre fine alla guerra.

Un messaggio che punta a sfruttare il peso politico dell’ex presidente americano, visto da alcuni in Israele come un potenziale alleato capace di influenzare il governo Netanyahu, oggi in una fase critica della sua leadership.

L’Onu: “Hamas ha commesso violenze sessuali il 7 ottobre”

Sul fronte delle responsabilità, l’Onu ha confermato ufficialmente che durante gli attacchi del 7 ottobre 2023 Hamas si è reso colpevole di crimini di violenza sessuale. Un’accusa gravissima, fondata su testimonianze e prove raccolte nei mesi successivi all’attacco contro le comunità israeliane al confine con Gaza.

Secondo indiscrezioni circolate nelle ultime ore, Hamas avrebbe espresso la disponibilità a ritirare i propri combattenti da alcune aree della Striscia, ma a una condizione: la cessazione degli attacchi israeliani. Una tregua che resta per ora una possibilità remota, ma non esclusa del tutto dai mediatori regionali.

Italia in prima linea: evacuati 31 bambini feriti da Gaza

In questo contesto di crisi umanitaria senza precedenti, l’Italia ha compiuto un gesto umanitario. Nella tarda serata di mercoledì, tre aerei C-130 dell’Aeronautica Militare sono atterrati a Ciampino, Pisa e Milano Linate, trasportando in tutto 31 bambini palestinesi feriti e 86 accompagnatori provenienti dalla Striscia di Gaza.

Si tratta della quattordicesima evacuazione sanitaria organizzata dal nostro Paese da gennaio 2024. Ad accogliere i piccoli pazienti all’aeroporto di Roma c’era il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha ribadito l’impegno del governo italiano “nel soccorrere i più vulnerabili, senza distinzioni”.

Meglio tardi che mai ma, l’Italia può fare meglio, molto meglio e non si parla solo di  accoglienza. I dati di fatto lo confermano.

Un equilibrio sempre più fragile

Mentre l’Europa cerca di esercitare pressione diplomatica, la guerra tra Israele e Hamas continua a mietere vittime e a far crescere l’instabilità in tutta l’area mediorientale. La questione degli insediamenti, la crisi umanitaria a Gaza, il dramma degli ostaggi e le accuse di crimini di guerra si intrecciano in un mosaico geopolitico sempre più complesso e pericoloso.

Il rischio, ora più che mai, è che si perdano le ultime possibilità reali di una soluzione politica, mentre sul terreno si consolidano fratture forse già irreversibili. E il piano E1, se attuato, potrebbe essere la pietra tombale su qualsiasi negoziato futuro.

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