14 Ottobre 2026, mercoledì
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Vedere l’invisibile: a Napoli il primo successo al mondo di una terapia genica per la sindrome di Usher

Un uomo di 38 anni recupera la vista dopo un trattamento sperimentale alla Clinica Oculistica Vanvitelli. È il primo caso globale di efficacia clinica con terapia genica a doppio vettore per una malattia oculare ereditaria. Un traguardo della ricerca italiana che fa scuola nel mondo.

A Napoli, nella Clinica Oculistica dell’Università “Luigi Vanvitelli”, è stato scritto un nuovo capitolo nella storia della medicina: un uomo di 38 anni, cieco a causa della sindrome di Usher di tipo 1B, ha riacquistato la vista grazie a una terapia genica sperimentale. Il trattamento, mai tentato prima su esseri umani, ha utilizzato una tecnologia di avanguardia messa a punto dal TIGEM (Istituto Telethon di Genetica e Medicina) e rappresenta il primo successo clinico mondiale di una terapia genica a doppio vettore per una patologia oculare ereditaria.

Il risultato, che coniuga rigore scientifico, innovazione tecnologica e una straordinaria ricaduta umana, segna un traguardo senza precedenti per la ricerca italiana nel campo delle malattie genetiche rare. Napoli si conferma così non soltanto come sede di eccellenze accademiche, ma come laboratorio internazionale di innovazione biomedica.

Una terapia oltre i limiti biologici

La terapia ha avuto come bersaglio una delle forme più gravi della sindrome di Usher, malattia genetica rara che associa sordità congenita e degenerazione progressiva della retina. Il tipo 1B, legato a una mutazione del gene MYO7A, causa non solo la perdita dell’udito fin dalla nascita, ma anche una rapida compromissione della vista, che conduce alla cecità entro la prima età adulta.

Il principale ostacolo alla cura risiedeva nella dimensione del gene MYO7A, troppo grande per essere veicolato attraverso i normali vettori virali utilizzati in terapia genica. Il team diretto da Francesca Simonelli ha superato questa barriera utilizzando un sistema di vettori doppi: due porzioni complementari del gene corretto sono state veicolate separatamente sotto la retina, dove le cellule hanno poi riassemblato autonomamente il codice genetico funzionale, ristabilendo la produzione della proteina mancante.

I risultati sono stati sorprendenti fin dai primi giorni. L’uomo, che prima dell’intervento percepiva solo sagome indistinte, oggi è in grado di leggere sottotitoli, distinguere i volti, orientarsi in ambienti bui e, come ha detto lui stesso, “ha ricominciato a vivere”. A un anno dal trattamento, non è più considerato ipovedente.

Il contesto clinico: lo studio LUCE-1

Il caso rientra nello studio clinico internazionale LUCE-1, coordinato dal centro partenopeo in collaborazione con istituzioni scientifiche londinesi e sponsorizzato da AAVantgarde Bio, spin-off del TIGEM. Finora sono stati trattati otto pazienti, con dosi crescenti del farmaco sperimentale, e i risultati preliminari indicano un eccellente profilo di sicurezza. Non si sono registrati eventi avversi gravi, e le lievi infiammazioni oculari comparse in alcuni soggetti sono state controllate con successo attraverso terapie corticosteroidee. Una nuova coorte di pazienti riceverà dosi più elevate nelle prossime fasi dello studio.

Il ruolo del TIGEM e la frontiera dei vettori doppi

Al centro di questa impresa c’è il TIGEM, istituto fondato e sostenuto dalla Fondazione Telethon, diretto dal genetista Alberto Auricchio. Situato a Pozzuoli, è oggi uno dei poli di ricerca più all’avanguardia in Europa nel campo delle malattie genetiche rare. È proprio qui che è stata sviluppata la piattaforma tecnologica per vettori virali doppi, una soluzione bioingegneristica capace di aprire nuovi orizzonti nella terapia genica, rendendo trattabili malattie finora ritenute intrattabili per via della complessità dei geni coinvolti.

Una vittoria della scienza pubblica italiana

Il successo ottenuto a Napoli è stato accolto con entusiasmo anche dalle istituzioni. “Questo traguardo descrive l’eccellenza della ricerca pubblica italiana e la sua capacità di trasformare la conoscenza in progresso concreto”, ha dichiarato Maria Rosaria Campitiello del Ministero della Salute. Il rettore dell’Ateneo Vanvitelli, Gianfranco Nicoletti, ha sottolineato l’importanza del ruolo dell’università nel promuovere la sperimentazione clinica avanzata e ha elogiato l’impegno della professoressa Simonelli e del suo gruppo di ricerca.

L’intero progetto ha beneficiato anche dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dimostrando come il sostegno pubblico alla ricerca possa produrre risultati di rilevanza globale, incidendo direttamente sulla qualità della vita delle persone.

Prospettive future

La sperimentazione, pur ancora in fase iniziale, apre scenari concreti per l’estensione dell’approccio a molte altre forme di cecità genetica e, più in generale, a tutte le malattie in cui il gene da correggere supera i limiti di trasporto dei vettori tradizionali. Se i risultati verranno confermati su una scala più ampia, la medicina oculistica entrerà in una nuova era: quella delle terapie personalizzate, su base genetica, capaci di restituire funzioni essenziali a chi le aveva irrimediabilmente perdute.

In un tempo in cui la scienza viene spesso interrogata sulle sue promesse, Napoli offre una risposta concreta e luminosa: la possibilità, oggi reale, di rendere visibile ciò che prima era destinato a rimanere nel buio.

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