29 Giugno 2026, lunedì
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Fisco, il peso invisibile delle imposte: in Italia il 97% delle tasse è prelevato alla fonte

Secondo la CGIA di Mestre, il carico fiscale grava per oltre 20.000 euro l’anno su una famiglia media con due redditi da lavoro dipendente. La gran parte delle imposte non viene percepita come tale, perché trattenuta direttamente in busta paga o incorporata nei consumi. L’Italia resta tra i Paesi più fiscalmente oppressi d’Europa.

In Italia, il rapporto tra cittadini e fisco si gioca perlopiù all’insaputa dei primi. Secondo un’elaborazione dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, in oltre nove casi su dieci le imposte vengono versate dalle famiglie in forma indiretta o automatica: trattenute alla fonte dalle buste paga o inglobate nei prezzi dei beni e servizi acquistati. In altri termini, il cittadino contribuisce al bilancio dello Stato senza neppure rendersene conto, o quasi.

Il dato più significativo riguarda l’ammontare complessivo del prelievo fiscale su una famiglia tipo composta da due lavoratori dipendenti con un figlio a carico: per il 2024, il peso stimato è pari a 20.231 euro. Di questi, ben 12.504 euro (circa il 62%) provengono da ritenute Irpef, contributi previdenziali e addizionali comunali e regionali, ovvero somme detratte direttamente dalla retribuzione lorda. Altri 7.087 euro (pari al 35% del totale) derivano da imposte indirette e contributi vari inclusi nei consumi quotidiani: dall’Iva alle accise, dal canone Rai all’assicurazione auto, fino alla quota per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale. Solo una minima parte – meno di 640 euro – viene pagata consapevolmente, ad esempio attraverso bollettini per la Tari o il bollo auto.

L’analisi della CGIA fa emergere un paradosso fiscale e psicologico. Se da un lato il sistema delle trattenute alla fonte garantisce un’elevata efficienza nel prelievo, dall’altro determina un rapporto diseguale tra il contribuente e l’erario. I lavoratori dipendenti, non dovendo materialmente versare buona parte delle imposte, percepiscono in misura attenuata il peso del fisco. Al contrario, i lavoratori autonomi – ai quali è demandato l’onere diretto del versamento – avvertono in modo più marcato il sacrificio economico, alimentando un sentimento di insofferenza spesso maggiore rispetto ai dipendenti.

A questa asimmetria si affianca la questione dell’evasione fiscale, che secondo la CGIA non può essere attribuita solo ai lavoratori autonomi. Se l’Irpef costituisce circa il 30% del gettito totale, il restante 70% riguarda imposte come l’Iva o le accise, per le quali il potenziale di evasione è distribuito tra tutte le categorie di contribuenti.

I numeri complessivi dell’anagrafe fiscale italiana evidenziano che i soggetti Irpef sono 42,5 milioni: 23,8 milioni lavoratori dipendenti, 14,5 milioni pensionati, 1,6 milioni autonomi e altrettanti titolari di redditi da capitale, affitti o terreni. A livello territoriale, Roma è la provincia con il maggior numero di contribuenti (2,9 milioni), seguita da Milano (2,5 milioni) e Torino (1,6 milioni).

Il quadro italiano si inserisce in un contesto europeo dove il nostro Paese continua a posizionarsi tra quelli con la pressione fiscale più elevata. Nel 2024, secondo i dati Eurostat, il carico fiscale italiano si attesta al 42,6% del Pil, sesto nella classifica dell’Unione Europea, subito dopo Danimarca (45,4%), Francia (45,2%), Belgio (45,1%), Austria (44,8%) e Lussemburgo (43%). Tra i principali partner commerciali, solo la Francia presenta un’incidenza fiscale superiore a quella italiana, mentre Paesi come Germania (40,8%) e Spagna (37,2%) risultano sensibilmente meno onerosi. Il dato medio europeo si ferma al 40,4%, due punti abbondanti al di sotto della soglia nazionale.

Questi numeri – osserva la CGIA – mostrano quanto il carico fiscale italiano sia elevato, non solo nella sua entità assoluta, ma anche nella sua capacità di agire sotto traccia, con effetti non immediatamente percepiti, ma fortemente incisivi sulla capacità di spesa delle famiglie. Una dinamica che richiede non solo trasparenza, ma anche un ripensamento del patto tra Stato e contribuenti.

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