Un’inchiesta della Procura di Brescia rivela una rete virtuale estremista che coinvolge giovani tra i 18 e i 25 anni, alcuni dei quali minorenni all’epoca dei fatti. Propaganda neonazista, suprematismo bianco, antisemitismo e istigazione alla violenza tra i reati ipotizzati.
Dalle prime ore del mattino, i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS), con il supporto dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, stanno eseguendo una vasta operazione su scala nazionale, dando attuazione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Brescia, dott. Alessandro D’Altilia, nei confronti di un giovane bresciano di 21 anni, gravemente indiziato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, secondo quanto previsto dall’articolo 604 bis del Codice Penale.
L’attività è coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Brescia, nella persona della Sostituta Procuratrice Caty Bressanelli, in stretto raccordo con la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, a conferma della rilevanza nazionale e del potenziale rischio associato al fenomeno.
Oltre all’arresto del 21enne, sono stati eseguiti 26 decreti di perquisizione a carico di altrettanti soggetti, tutti indagati per aver partecipato a gruppi virtuali di matrice neonazista e suprematista. Gli indagati sono per lo più giovanissimi – molti tra i 18 e i 25 anni – e cinque di loro erano minorenni al momento della commissione dei fatti. Sono residenti in diverse regioni d’Italia, a riprova della diffusione capillare del fenomeno sul territorio nazionale.
Un’indagine partita dai social
Le indagini, condotte dalla sezione Anticrimine del ROS di Brescia, sono iniziate nel dicembre 2023 e si sono sviluppate inizialmente attraverso un monitoraggio sistematico dei profili Telegram e TikTok del giovane arrestato. L’analisi ha permesso di raccogliere elementi concreti in ordine a condotte penalmente rilevanti previste dall’art. 604 bis, commi 1, 2 e 3 c.p., e dall’art. 4, comma 3 della Legge 645/52, che punisce l’apologia del fascismo.
I contenuti pubblicati e condivisi dal giovane comprendevano:
- Propaganda di idee fondate sulla superiorità razziale ed etnica;
- Negazionismo e minimizzazione dell’Olocausto;
- Partecipazione a gruppi virtuali con finalità discriminatorie e violente;
- Esplicita apologia del fascismo.
Le comunità virtuali dell’odio
L’analisi dei gruppi Telegram frequentati dal soggetto arrestato ha rivelato un panorama inquietante fatto di canali che rappresentano autentiche centrali di diffusione dell’ideologia dell’odio. Tra questi:
- “WHITE LIVES MATTER ITALIA”: un gruppo pervaso da messaggi incentrati sulla presunta superiorità della razza bianca, con finalità discriminatorie e razziste.
- “VANNAWAFFEN TM”: spazio di propaganda neonazista e accelerazionista, con contenuti denigratori verso minoranze etniche, religiose e verso la comunità LGBTQ+, nonché incitazioni alla violenza.
- “SANGUE E SUOLO”: gruppo suprematista con contenuti negazionisti, antisemiti e apologetici del fascismo.
- “SPIRITO FASCISTA”: luogo virtuale di esaltazione del fascismo e del nazismo, carico di messaggi antisemiti e razzisti, nonché di contenuti di derisione politica e sociale.
- “HOOLIGANS/NS/WP/WLM”: il gruppo più estremo, con riferimenti espliciti al potere bianco (“White Power”) e al nazionalsocialismo. Vi si trovano istigazioni a compiere atti incendiari contro locali frequentati da immigrati, con la promessa di compensi in denaro, e inviti a scontri fisici con persone di colore.
- “RIVELAZIONI NON AUTORIZZATE”: vetrina di contenuti inneggianti al fascismo e al nazismo, con una forte componente negazionista della Shoah.
- “IDENTITÀ EUROPEA”: canale utilizzato per la diffusione di post marcatamente razzisti, antisemiti e omofobi.
- “CASA DEL FASCIO”: spazio virtuale per la celebrazione del fascismo e del nazismo, accompagnato da contenuti negazionisti e discriminatori.
L’attività investigativa ha consentito di identificare altri 29 soggetti coinvolti nei medesimi circuiti, tutti attivi all’interno dei canali segnalati, molti dei quali giovanissimi e insospettabili.
Un’allerta per il futuro
Il quadro che emerge è quello di una rete giovanile ramificata, operante quasi esclusivamente nel mondo digitale, ma con potenziali risvolti molto concreti nella realtà. Le istigazioni alla violenza, la glorificazione dei totalitarismi del Novecento e la disumanizzazione delle minoranze rappresentano un rischio non trascurabile per la sicurezza pubblica e la coesione sociale.
Le indagini proseguono per approfondire eventuali collegamenti internazionali e verificare la possibilità che alcuni degli indagati stessero progettando azioni violente anche sul territorio italiano. Al momento, non si escludono ulteriori sviluppi investigativi e nuovi provvedimenti.
L’inchiesta conferma ancora una volta come il web, e in particolare le piattaforme di messaggistica istantanea e i social network, rappresentino ambienti da monitorare costantemente, dove spesso ideologie radicali trovano terreno fertile, soprattutto tra i più giovani.
