Garlasco – Nuove analisi sul caso dell’omicidio di Chiara Poggi riaccendono i riflettori su uno dei delitti più controversi della cronaca giudiziaria italiana. Lunedì prossimo sarà ripetuto l’esame sul tampone orale prelevato durante l’autopsia della giovane, uccisa a Garlasco nell’agosto 2007. Un’analisi destinata a chiarire un punto cruciale: l’origine di due profili di Dna maschile rilevati di recente, che non appartengono né ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio, né ad Andrea Sempio, indagato nella successiva inchiesta poi archiviata.
Il test sarà svolto nell’ambito dell’incidente probatorio disposto dalla Procura, con l’obiettivo di consolidare i dati preliminari che hanno fatto emergere due differenti tracce genetiche. La prima, secondo quanto ricostruito, sarebbe compatibile – con una probabilità stimata tra il 70 e l’80% – con quella dell’assistente del medico legale che partecipò all’esame autoptico. La seconda, molto più enigmatica, è stata individuata nella zona del palato e della lingua della vittima. Si tratterebbe di una quantità minima – pochi picogrammi – ma significativamente più elevata rispetto a tutte le altre campionature effettuate.
Il dato, se confermato, apre scenari investigativi complessi. Gli inquirenti dovranno infatti valutare se si tratti di una contaminazione post-mortem, forse avvenuta durante i rilievi o nel corso dell’autopsia, oppure di una traccia lasciata dall’aggressore. In quest’ultimo caso, potrebbe essere il segno di un contatto diretto con la bocca della vittima, forse nel tentativo di soffocarla, o la conseguenza di un morso durante una reazione di difesa.
Per il momento, sono stati analizzati cinque campioni di garza usata durante l’autopsia: tre non hanno fornito esiti rilevanti, mentre gli altri due hanno portato all’individuazione dei due profili. Solo con la replica dell’esame sarà possibile dare piena validità scientifica a questi risultati. In caso di conferma, si aprirebbe un’indagine a largo raggio per identificare l’origine del Dna ignoto, passando al setaccio tutte le persone che, a vario titolo, hanno avuto accesso alla casa dei Poggi o al corpo di Chiara, inclusi gli operatori del Ris di Parma.
Nel frattempo, il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto con un provvedimento urgente e d’ufficio per bloccare la diffusione di un video contenente immagini dell’autopsia della vittima, messo in vendita online da un soggetto non identificato. L’Autorità ha diffidato media e siti web dal divulgare il materiale, definendone la diffusione “gravemente lesiva della dignità di Chiara Poggi e della sua famiglia”, e ha richiamato l’obbligo di rispetto della normativa sulla privacy e delle regole deontologiche del giornalismo.
Il Garante ha inoltre annunciato che si riserva di adottare ulteriori misure, anche di carattere sanzionatorio, nei confronti di chiunque contribuisca alla circolazione di tali immagini.
Mentre la giustizia cerca nuove risposte, il dolore di una famiglia continua a chiedere rispetto e verità.
