Il caso Paragon torna a scuotere il panorama politico e istituzionale italiano ed europeo. Con la conferma di una nuova intercettazione ai danni di un giornalista italiano, crescono le pressioni per la riapertura dell’indagine da parte del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
La richiesta arriva con forza dal senatore Sandro Ruotolo (Partito Democratico), che sottolinea come, già nella sua relazione preliminare, il Copasir avesse lasciato aperta la possibilità di un supplemento d’indagine “in presenza di elementi nuovi”, in particolare su presunte attività di spionaggio digitale ai danni di operatori dell’informazione. Ora, quell’elemento nuovo è arrivato:
“Il team di Citizen Lab dell’Università di Toronto – spiega Ruotolo – ha confermato che anche Ciro Pellegrino, giornalista di Fanpage, è stato intercettato tramite lo spyware Graphite, lo stesso che aveva colpito il collega Francesco Cancellato. Una prova definitiva che impone un’immediata riapertura dell’inchiesta.”
L’esistenza di un’attività di sorveglianza illecita, condotta tramite software spia sviluppati da aziende come la israeliana Paragon, rappresenta una minaccia non solo alla libertà di stampa, ma all’integrità democratica del sistema Paese. Ruotolo chiede che il Copasir convochi non solo i due giornalisti coinvolti, ma anche i vertici della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) e dell’Ordine dei Giornalisti, affinché il mondo dell’informazione abbia voce in capitolo in un caso che lo riguarda profondamente.
“Vogliamo sapere perché due giornalisti italiani siano stati spiati – afferma il senatore – e pretendiamo che lo Stato italiano faccia piena luce. Non si tratta di un episodio isolato: è parte di uno scenario inquietante in cui attivisti che salvano vite nel Mediterraneo e cronisti vengono intercettati come fossero una minaccia.”
Il caso assume contorni sempre più internazionali. Secondo quanto riportato da Meta (la società madre di Facebook, WhatsApp e Instagram), sono almeno 61 gli account intercettati in 17 Paesi europei; Apple parla addirittura di spyware in azione in 150 Paesi. Un allarme globale, che coinvolge in pieno l’Unione Europea.
Ad avvalorare la richiesta italiana arriva ora anche la risposta ufficiale della Commissione europea a un’interrogazione parlamentare promossa dallo stesso Ruotolo e da altri eurodeputati. Bruxelles si dice “a conoscenza del caso Paragon” e definisce “inaccettabile ogni accesso illegale ai dati personali dei cittadini, compresi giornalisti, oppositori politici e attivisti della società civile”.
Le parole della Commissione accendono ulteriormente i riflettori su un nodo cruciale per la democrazia e la tutela dei diritti fondamentali: chi controlla i controllori? E soprattutto: chi protegge coloro che vigilano sul potere?
Mentre la politica si interroga, il rischio è che il tempo faccia calare il sipario su una vicenda che riguarda tutti. Perché se due giornalisti italiani sono stati spiati per il loro lavoro, nessuno può sentirsi al sicuro.
