ROMA / SUMY – Nove civili morti in un attacco russo a un minibus. Uccisi senza motivo, nel mezzo di una guerra che continua a colpire deliberatamente obiettivi non militari. È accaduto nella regione di Sumy, nel nord-est dell’Ucraina, dove un mezzo di trasporto civile è stato centrato da un raid russo: a bordo viaggiavano persone comuni, tra cui almeno due donne. Nessun militare, nessun bersaglio strategico. Solo un’esecuzione sull’asfalto.
Mentre a Sumy si muore, a Istanbul si tratta. Ma l’Italia è assente. E il motivo rischia di assumere i contorni di uno scivolone diplomatico pesantissimo. Giorgia Meloni ha infatti disertato il vertice internazionale sulla sicurezza in Ucraina, sostenendo pubblicamente che l’Italia non poteva partecipare a un tavolo che prevedeva, citiamo, “obiettivi come l’invio di truppe, sui quali non abbiamo mai dato disponibilità”.
Ma a gelare Roma è stata la secca smentita del presidente francese Emmanuel Macron, che ha definito le parole della premier del tutto infondate: “Non abbiamo mai parlato dell’invio di truppe in Ucraina”, ha dichiarato il leader francese. Nessuna proposta ufficiale, nessuna linea d’azione condivisa. Solo una forzatura narrativa del governo italiano per giustificare un’assenza difficilmente difendibile.
La bugia diplomatica è ora al centro del dibattito internazionale. L’Italia, che nei primi mesi del conflitto aveva assunto posizioni ferme accanto all’Ucraina, sembra oggi voler sganciarsi dal fronte europeo, anche a costo di ricorrere a una ricostruzione non veritiera dei fatti. Una scelta che isola politicamente Roma e mina la coesione tra gli alleati europei in un momento di massimo attrito con Mosca.
Nel frattempo, l’Ucraina continua a seppellire le sue vittime. A Sumy si è consumata una strage silenziosa, lontana dai riflettori occidentali ma devastante per chi resta. La guerra non ha rallentato, e colpisce ancora i più indifesi.
Due verità emergono da questa giornata: a Sumy si continua a morire, e a Roma qualcuno mente.
