16 Agosto 2026, domenica
HomeItaliaCronacaMontanaro, cicatrice dell’anima: accoltella l’uomo che l’aveva sfregiata tre anni prima

Montanaro, cicatrice dell’anima: accoltella l’uomo che l’aveva sfregiata tre anni prima

Una 31enne è stata arrestata con l'accusa di tentato omicidio dopo aver aggredito il 71enne che nel 2022 l’aveva ferita al volto con un bicchiere. La Procura: “Conflittualità accidentale, non è un caso di Codice Rosso”.

TORINO – Una cicatrice profonda, visibile sulla pelle ma ancor più nell’anima. È il segno che da tre anni accompagna una donna di 31 anni di Montanaro, piccolo centro del Torinese, sfregiata nel 2022 al volto durante una lite in un bar. Qualche sera fa, rivedendo l’uomo che le aveva lasciato quel marchio indelebile, non ha retto alla rabbia. Lo ha aspettato sotto casa, coltello in pugno, e lo ha colpito al volto. Per lui una ferita superficiale, guaribile in 15 giorni. Per lei le porte del carcere e un’accusa pesante: tentato omicidio.

La vicenda ha scosso la comunità di Montanaro, cinquemila abitanti nella cintura nord di Torino. I fatti risalgono a una sera del 2022, quando la giovane e un uomo di 71 anni si trovarono a discutere in un bar del paese. Un diverbio nato per futili motivi, sfociato improvvisamente in violenza: l’uomo, in un gesto d’impeto, lanciò un bicchiere che la colpì al volto, lasciandole una cicatrice permanente. L’episodio fu denunciato, la Procura di Ivrea aprì un’indagine per lesioni personali – procedimento tuttora in corso – ma l’uomo non venne arrestato.

Nel frattempo, la donna ha cercato di ricostruire la propria vita. Si era anche rivolta a un centro antiviolenza, provando a elaborare quel trauma. Ma la ferita – prima fisica, poi psicologica – era rimasta aperta. Fino a quando, nei giorni scorsi, la donna ha deciso di farsi giustizia da sola.

È tornata a cercarlo. Ha atteso che l’uomo si affacciasse sulla soglia della propria abitazione. Quindi lo ha affrontato e, dopo averlo minacciato, ha sferzato il volto con una lama. Le sue urla hanno allertato i vicini, che hanno chiamato i carabinieri. I militari l’hanno arrestata pochi minuti dopo, conducendola nel carcere di Ivrea.

Non si tratta, come ha voluto subito precisare la procuratrice generale del Piemonte, Lucia Musti, di un episodio riconducibile al “Codice Rosso”, cioè alle norme che tutelano le vittime di violenza domestica o di genere: «Non c’è tra i due alcun legame sentimentale, affettivo o familiare – ha chiarito il magistrato – si tratta piuttosto di una conflittualità accidentale, scaturita da un singolo episodio». Ma l’accusa, ora, è tra le più gravi: tentato omicidio.

Il caso riapre il dibattito sulla gestione delle ferite invisibili che le vittime di aggressioni devono affrontare anche molto tempo dopo i fatti. E su come il rancore, se lasciato crescere in silenzio, possa trasformarsi in disperazione e infine in violenza.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti