Da Washington a Mosca, la diplomazia torna a parlare.
Per la prima volta dopo mesi di stallo e escalation militare, gli Stati Uniti provano a riaprire il canale del dialogo diretto con il Cremlino. Steve Witkoff, inviato speciale del presidente Joe Biden per il conflitto in Ucraina, si appresta a consegnare personalmente al presidente russo Vladimir Putin un pacchetto di 22 proposte concrete per aprire una possibile strada verso la tregua e un’intesa di lungo periodo. A riportarlo è la rete americana NBC News, citando fonti anonime dell’amministrazione statunitense.
Il piano: stop al fuoco e svolta diplomatica
Si tratta di un documento tecnico, un “term sheet” condiviso da Washington con gli alleati europei e il governo ucraino, che punta a mettere nero su bianco i pilastri di un possibile negoziato. Il punto più immediato è l’istituzione di un cessate il fuoco temporaneo di 30 giorni, durante il quale le ostilità verrebbero congelate per creare uno spazio politico di confronto. Un’altra clausola di rilievo prevede che gli Stati Uniti non sosterranno ufficialmente l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, un gesto che intende rispondere a una delle richieste più ricorrenti del Cremlino. “Se Putin cerca un’uscita, questa è la sua occasione”, avrebbe detto uno dei funzionari coinvolti nella stesura del piano.
Il Cremlino prende tempo: “Valuteremo”
La reazione russa è cauta ma non respinge l’apertura. La televisione di Stato russa ha riferito che il Cremlino “valuterà” la proposta americana, senza fornire dettagli sui tempi o sulla forma della risposta. L’ipotesi di una tregua, in ogni caso, appare come un primo spiraglio dopo oltre due anni di guerra ininterrotta, in cui ogni tentativo negoziale è naufragato tra accuse reciproche e nuove escalation militari.
Merz: “Sostegno a Kiev, ma in silenzio”
Intanto sul fronte europeo, la Germania si prepara a un cambio di passo sotto la guida del nuovo cancelliere Friedrich Merz. In visita a Kiev, il leader della CDU ha annunciato l’intenzione di rafforzare il sostegno militare all’Ucraina, ma con un netto cambio di strategia comunicativa: Berlino non pubblicherà più i dettagli sui sistemi d’arma forniti a Kiev. “È immaginabile – ha dichiarato al Tagesthemen – che la Germania possa finanziare la produzione diretta di armamenti da parte ucraina”. Merz ha evitato di menzionare i controversi missili Taurus, più volte richiesti da Kiev ma sempre negati da Scholz. “La Russia ha iniziato questa guerra – ha concluso – e ora deve inviare un segnale chiaro per dire che vuole finirla”.
Un equilibrio ancora fragile
La diplomazia muove dunque i primi passi in un contesto dove il campo di battaglia continua a dettare i tempi. L’iniziativa americana – la più strutturata da mesi a questa parte – arriva in un momento di crescente pressione internazionale: le elezioni in Europa e negli Stati Uniti, il crescente impatto economico del conflitto e la stanchezza strategica che inizia a farsi sentire su entrambi i fronti. Se davvero ci sarà una tregua, lo si capirà nelle prossime settimane. Ma intanto, per la prima volta da tempo, sul tavolo torna una proposta. E stavolta, con tutte le incognite del caso, sembra avere la benedizione di più capitali.
