Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha concluso la sua visita di quattro giorni a Budapest, dove ha incontrato il premier ungherese Viktor Orban. In una conferenza stampa congiunta, Netanyahu ha ringraziato pubblicamente Orban per la sua posizione “coraggiosa e di principio” riguardo alla Corte Penale Internazionale (CPI), sottolineando l’importanza di opporsi a ciò che considera un’istituzione “corrotta”. La discussione si è concentrata sul recente ritiro dell’Ungheria dalla CPI, una decisione che, secondo Orban, è stata presa a causa della natura politicizzata della Corte, che avrebbe preso decisioni ingiuste riguardo a Israele. “Un tribunale politico non ha posto in un paese democratico di diritto”, ha dichiarato Orban, spiegando il motivo dietro la sua mossa. Netanyahu ha aggiunto che, pur avendo firmato inizialmente l’adesione di Israele alla CPI, è fondamentale opporsi a un’organizzazione che agisce con intenti politici piuttosto che giuridici.
Intanto, la situazione a Gaza continua a peggiorare. Nonostante i tentativi di negoziato, Hamas ha respinto l’ultima proposta di tregua avanzata da Israele, e i raid israeliani sulla Striscia di Gaza sono continuati senza sosta. La violenza ha provocato proteste in diverse città della Striscia, tra cui Beit Lahiya, dove la popolazione è scesa nuovamente in piazza chiedendo la fine del conflitto e il ritiro di Hamas dal potere. Tuttavia, le manifestazioni sono state fortemente represse dal movimento, che ha minacciato e persino ucciso alcuni dei manifestanti.
Il conflitto tra Israele e Hamas continua a creare un clima di incertezze e violenze, mentre i tentativi di raggiungere una tregua duratura sembrano destinati a fallire. In questo contesto, la visita di Netanyahu in Ungheria e il sostegno di Orban alla sua politica internazionale rappresentano un ulteriore sviluppo in una situazione geopolitica sempre più complessa.
