L’Italia sta facendo tutto il possibile per accelerare i tempi e ottenere la liberazione della giornalista Cecilia Sala, arrestata il 19 dicembre in Iran e da allora rinchiusa nel carcere di Evin, alle porte di Teheran. La diplomazia italiana si sta muovendo a ritmo serrato: oggi, 3 gennaio, l’ambasciatrice italiana in Iran si recherà al Ministero degli Esteri della capitale per formalizzare le richieste già avanzate dal ministro Antonio Tajani. L’obiettivo è ottenere il rispetto dei diritti della giornalista durante la sua detenzione e lavorare affinché venga rilasciata nel più breve tempo possibile.
A preoccupare è soprattutto la condizione in cui Cecilia si trova nel carcere: come riferito dalla stessa giornalista durante l’ultima telefonata ai familiari, la cella è illuminata 24 ore su 24 e il suo giaciglio consiste in due coperte, senza materasso e senza alcuna maschera per gli occhi. Una situazione che ha sollecitato una risposta rapida dal governo italiano. In seguito alle notizie sulle sue condizioni, si è tenuto ieri un vertice d’urgenza a Palazzo Chigi, al termine del quale la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha telefonato al padre della giornalista, mentre la madre Elisabetta Vernoni è stata ricevuta personalmente.
Tuttavia, la vicenda di Cecilia Sala sembra legata a quella di un altro caso delicato: Mohammad Abedini, un cittadino iraniano arrestato il 16 dicembre all’aeroporto di Malpensa su richiesta degli Stati Uniti. Secondo l’Iran, le due situazioni sono collegate. In una dichiarazione ufficiale, il governo di Teheran ha accusato Abedini di essere detenuto in Italia con “false accuse” e ha chiesto a Roma un “trattamento reciproco” nei confronti di Sala. Teheran ha inoltre sottolineato che alla giornalista italiana sarebbero stati concessi numerosi vantaggi, tra cui frequenti contatti telefonici con i familiari, in occasione delle festività natalizie.
L’Italia, dal canto suo, ha risposto con fermezza, ribadendo che la sua posizione è in linea con le leggi italiane e le convenzioni internazionali, garantendo parità di trattamento a tutti i detenuti.
Nel frattempo, negli Stati Uniti, la giustizia ha chiesto che Abedini resti in carcere, accusato di cospirazione e di aver fornito supporto materiale al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Tuttavia, la difesa di Abedini ha richiesto gli arresti domiciliari, una soluzione che, secondo alcune voci politiche, potrebbe anche facilitare la liberazione di Cecilia Sala. Per ora, però, la Procuratrice generale di Milano ha respinto questa richiesta.
La tensione tra i due casi resta alta, con entrambi i governi impegnati a risolvere la situazione, ma l’Italia non intende abbassare la guardia, sperando che il rilascio di Cecilia avvenga al più presto.
