21 Settembre 2026, lunedì
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Nuovo missile di Pyongyang, la Corea del Nord torna a sfidare il Pacifico

Seul rileva il lancio di un proiettile non ancora identificato verso il Mar del Giappone. È l’ennesimo segnale militare di Pyongyang mentre resta aperto, almeno sulla carta, il canale di dialogo con Washington. Il confronto tra Kim Jong-un e Donald Trump rimane così sospeso tra minacce, riarmo e diplomazia.

La Corea del Nord torna a far parlare i suoi missili. Pyongyang ha lanciato un proiettile non ancora identificato verso il Mar del Giappone, secondo quanto riferito dall’agenzia sudcoreana Yonhap sulla base delle informazioni dello Stato Maggiore congiunto di Seul. Al momento del primo rilevamento non erano disponibili dettagli sufficienti per stabilire con precisione la natura dell’ordigno, la traiettoria e la distanza percorsa.

Il nuovo test si inserisce in una sequenza di provocazioni militari che, negli ultimi mesi, hanno continuato a scandire i rapporti tra Pyongyang, Seul, Tokyo e Washington. Ad agosto la Corea del Nord aveva già lanciato una raffica di missili balistici a corto raggio verso il mare: un segnale arrivato proprio mentre l’amministrazione americana cercava di mantenere aperta una prospettiva di dialogo con il regime nordcoreano.

È questa la contraddizione che accompagna ormai ogni nuova prova di forza nordcoreana: da una parte la diplomazia, dall’altra i test militari. Donald Trump ha manifestato la volontà di incontrare nuovamente Kim Jong-un entro la fine dell’anno, nel tentativo di riaprire un confronto che in passato aveva prodotto momenti di distensione senza però arrivare a un accordo duraturo sul programma nucleare di Pyongyang.

La risposta nordcoreana, almeno sul terreno militare, non sembra però indicare una reale inversione di rotta. Al contrario, Pyongyang continua a rafforzare le proprie capacità strategiche. Nei giorni scorsi Kim Jong-un ha presentato come parte del sistema di deterrenza nucleare nazionale anche una nuova nave da guerra da circa 5.000 tonnellate, la Kang Kon, destinata secondo il leader nordcoreano a entrare nella struttura di risposta nucleare del Paese.

Il quadro regionale resta quindi particolarmente delicato. Alle attività militari nordcoreane si aggiungono le esercitazioni congiunte di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone, che Pyongyang considera una minaccia diretta e un atto di provocazione. Le tre potenze, al contrario, le presentano come strumenti di deterrenza e di coordinamento difensivo. È un meccanismo ormai collaudato: ogni esercitazione alimenta la reazione nordcoreana, e ogni nuovo test di Pyongyang rafforza la cooperazione militare dei suoi avversari.

Il rischio, per la regione, è che questa spirale finisca per restringere ulteriormente lo spazio della diplomazia. Washington continua a parlare di possibile dialogo, mentre Kim Jong-un sembra intenzionato a presentarsi a qualsiasi futuro negoziato da una posizione di forza, contando su un arsenale missilistico e nucleare sempre più articolato.

Il nuovo lancio, dunque, non è soltanto un episodio militare. È anche un messaggio politico. Pyongyang ricorda agli Stati Uniti, alla Corea del Sud e al Giappone che, nonostante le aperture diplomatiche, il programma strategico nordcoreano procede. E che, quando arriverà il momento di tornare al tavolo delle trattative, Kim Jong-un intende farlo senza rinunciare alla carta più potente nelle sue mani: la deterrenza nucleare.

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