21 Settembre 2026, lunedì
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Domande d’asilo, l’Europa rallenta: in sei mesi calano del 17%

Nell’area Ue+ presentate circa 332mila richieste di protezione internazionale nel primo semestre del 2026. È il livello più basso dal 2021. Francia, Italia, Spagna e Germania concentrano ancora il 75% delle domande. Pesa la nuova situazione in Siria, ma anche la maggiore cooperazione europea con i Paesi di origine e transito.

L’Europa registra una frenata sul fronte delle richieste di asilo. Nei primi sei mesi del 2026 sono state circa 332mila le domande di protezione internazionale presentate nei Paesi dell’Unione europea e nei quattro Stati associati all’area Schengen: il 17% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il dato, contenuto nell’ultimo rapporto dell’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo (Euaa), segna un punto particolarmente significativo: si tratta infatti del primo semestre con il minor numero di richieste dal 2021 e, considerando anche gli anni non condizionati dalla pandemia, del livello più basso dal 2019.

Dietro la contrazione non c’è un’unica spiegazione. L’Euaa individua una combinazione di fattori, a partire dal mutamento della composizione delle nazionalità dei richiedenti, legato alla transizione politica in Siria, fino alla strategia europea di rafforzamento della cooperazione con i Paesi di origine e di transito. Un intreccio che sembra incidere sui flussi e che restituisce una fotografia diversa rispetto agli anni più recenti.

La pressione, tuttavia, resta fortemente concentrata su un gruppo ristretto di Paesi. La Francia è stata la principale destinazione delle domande nel semestre, con circa 69mila richieste, pari a un quinto del totale. Subito dopo si colloca l’Italia, con circa 66mila domande. Seguono Spagna e Germania, entrambe con circa 55mila richieste.

Nel complesso, i quattro grandi Paesi hanno raccolto circa il 75% di tutte le domande presentate nell’area Ue+. Una quota ancora molto rilevante, sebbene leggermente inferiore rispetto agli oltre quattro quinti registrati nei precedenti periodi di riferimento.

È però il rapporto con la popolazione a restituire una lettura più articolata della distribuzione dei flussi. L’Italia ha registrato 1.127 domande ogni milione di abitanti, contro una media Ue+ di 710. Il nostro Paese si colloca quindi nettamente sopra la media europea, su livelli vicini a quelli di Spagna, Francia, Belgio e Irlanda. A guidare la graduatoria è la Grecia, con 2.254 richieste ogni milione di abitanti.

Anche la composizione dei richiedenti in Italia sta cambiando. Il Bangladesh resta il principale Paese di cittadinanza dei richiedenti, con circa 28mila domande, un volume sostanzialmente stabile rispetto al periodo precedente (-3%).

Più marcata è invece la crescita delle richieste provenienti da alcune nazionalità. Le domande presentate da cittadini egiziani sono aumentate del 50%, arrivando a circa 15mila. Ancora più significativo l’incremento degli afghani, le cui richieste sono cresciute del 77%. In aumento anche le domande provenienti dalla Cina (+43%) e dallo Sri Lanka (+23%).

Sul fronte opposto, diminuiscono le richieste provenienti da Marocco e Perù: rispettivamente del 22% e del 12%.

Il quadro che emerge dal rapporto Euaa, dunque, non racconta semplicemente di un’Europa con meno domande d’asilo. Racconta soprattutto di flussi che cambiano natura, provenienza e distribuzione geografica. Il calo complessivo del 17% rappresenta un’inversione significativa, ma non equivale a una scomparsa della pressione migratoria: le domande continuano a concentrarsi soprattutto lungo le principali direttrici di ingresso e nei Paesi con maggiore capacità di attrazione e accoglienza.

La fotografia del primo semestre 2026 suggerisce quindi una fase di trasformazione. La nuova dinamica siriana e la cooperazione con i Paesi terzi sembrano aver contribuito alla riduzione dei numeri, mentre la crescita di alcune nazionalità e la persistente concentrazione delle richieste in pochi Stati mostrano quanto il fenomeno resti mobile. Per l’Europa, la sfida non è soltanto gestire quantità inferiori rispetto al passato, ma capire se questa frenata sia l’inizio di una nuova tendenza o una fase di assestamento all’interno di un sistema migratorio ancora profondamente in evoluzione.

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