22 Settembre 2026, martedì
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Guerra in Iran, l’allarme di Panetta: «Almeno altri sei mesi, rischio una nuova guerra senza fine»

L’ex capo del Pentagono avverte: Stati Uniti e Iran sono intrappolati in un’impasse dalla quale è difficile uscire. Il conflitto potrebbe trasformarsi in una nuova «forever war» americana, sul modello di Iraq e Afghanistan. E le tensioni ai vertici della Difesa Usa rischiano di indebolire Washington agli occhi dei suoi avversari.

La guerra in Iran potrebbe non essere affatto vicina alla conclusione. Al contrario, secondo Leon Panetta, ex segretario alla Difesa e già direttore della Cia, il conflitto potrebbe trascinarsi per almeno altri sei mesi, con il rischio concreto di trasformarsi in una nuova guerra americana senza una vera fine.

In un’intervista al Guardian, Panetta descrive uno scenario particolarmente delicato: Stati Uniti e Iran sarebbero ormai intrappolati in una pericolosa impasse strategica, nella quale le possibilità di arrivare rapidamente a una soluzione politica appaiono estremamente limitate. Ed è proprio l’assenza di una via d’uscita chiara a rendere il conflitto potenzialmente più lungo e imprevedibile.

L’ex capo del Pentagono evoca così lo spettro delle guerre in Iraq e Afghanistan, conflitti iniziati con obiettivi definiti ma progressivamente trasformatisi in campagne militari interminabili, costose e difficili da chiudere. Il timore è che anche l’Iran possa diventare una «forever war», una guerra senza una conclusione politica facilmente raggiungibile e con conseguenze destinate a propagarsi ben oltre il campo di battaglia.

A preoccupare Panetta non è però soltanto l’evoluzione del conflitto. Un elemento di vulnerabilità, sostiene, riguarda direttamente la macchina della Difesa americana. Le forze statunitensi sono entrate in guerra, osserva, in una fase di forti turbolenze all’interno del Pentagono e della sua catena di comando. Una condizione che, secondo l’ex ministro, potrebbe trasmettere agli avversari un’immagine di debolezza proprio nel momento in cui Washington avrebbe bisogno di mostrare compattezza e capacità decisionale.

Il riferimento è alle tensioni e alle rimozioni che hanno interessato i vertici del Dipartimento della Difesa sotto la guida di Pete Hegseth. Per Panetta, le divisioni interne non sono quindi soltanto una questione amministrativa o politica: possono avere un riflesso diretto sulla percezione della forza americana da parte dell’Iran e degli altri potenziali avversari degli Stati Uniti.

Una lettura che il Pentagono respinge con fermezza. Sean Parnell, portavoce del Dipartimento della Difesa, ha contestato l’idea che il ministero si trovi nel caos, definendo un simile giudizio un insulto nei confronti dei militari americani.

Il vero interrogativo, tuttavia, resta quello posto da Panetta: come si esce da una guerra quando le opzioni militari non sembrano sufficienti a chiuderla e quelle diplomatiche appaiono ancora lontane? È questo il nodo strategico che rischia di trasformare i prossimi mesi in una prova decisiva per Washington. Sei mesi, nella previsione dell’ex capo del Pentagono, potrebbero essere soltanto l’orizzonte minimo di un conflitto la cui durata finale resta ancora tutta da scrivere.

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