29 Agosto 2026, sabato
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Caro carburante, scatta il countdown: dal 25 agosto il rischio stangata sul gasolio

Il taglio delle accise sul diesel scade alla mezzanotte del 24 agosto mentre benzina e gasolio superano ormai i due euro al litro. Sei governi europei, Italia compresa, spingono per una tassa comunitaria sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, ma i tempi per un intervento concreto restano lunghi.

Per gli automobilisti italiani il conto alla rovescia è ormai agli ultimi giri di lancetta. A mezzanotte del 24 agosto terminerà il taglio temporaneo delle accise sul gasolio, proprio mentre il prezzo dei carburanti continua a correre e la tensione sui mercati petroliferi si riflette direttamente sui distributori.

Dal 25 agosto entrerà in gioco il meccanismo delle accise mobili, che consente di utilizzare una parte del maggior gettito Iva prodotto dall’aumento del prezzo internazionale del petrolio per ridurre temporaneamente la componente fiscale sui carburanti. Ma il passaggio da una misura straordinaria a un meccanismo automatico rischia di non essere sufficiente a neutralizzare l’impatto del caro-energia.

Benzina e diesel, la corsa non si ferma

I numeri fotografano una situazione sempre più pesante per chi deve fare il pieno. Secondo le rilevazioni del Mimit, il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self ha raggiunto 2,008 euro al litro, contro i 2,005 del giorno precedente. In autostrada la verde arriva invece a 2,085 euro.

Ancora più elevato il conto per il diesel: 2,128 euro al litro sulla rete stradale e 2,200 euro in autostrada, entrambi in aumento rispetto alle rilevazioni precedenti.

È su questo scenario che si innesta la scadenza del provvedimento varato dal governo. Il taglio sul gasolio, pari a 17 centesimi al litro considerando accisa e Iva, era stato deciso il 28 luglio e successivamente prorogato il 4 agosto con uno stanziamento di 245 milioni di euro. Una misura pensata per arginare, almeno temporaneamente, la fiammata dei prezzi.

L’Europa studia una risposta comune

Di fronte a un’emergenza che non riguarda soltanto l’Italia, prende forma anche un’ipotesi di intervento a livello europeo. Sei governi dell’Ue — Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna — hanno chiesto di portare al tavolo dei ministri delle Finanze la possibilità di introdurre una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere.

L’obiettivo è trasformare una parte dei guadagni straordinari del settore energetico in risorse da destinare a misure di sostegno per famiglie e imprese alle prese con l’impennata dei costi.

La proposta è stata formalizzata in una lettera congiunta indirizzata al ministro delle Finanze irlandese, Paese che detiene la presidenza di turno dell’Unione europea. La richiesta è quella di inserire il tema nell’agenda della riunione dei ministri delle Finanze prevista a Dublino il prossimo mese.

Il principio è semplice: se l’emergenza energetica genera profitti eccezionali per alcuni operatori, una parte di quelle risorse potrebbe essere redistribuita per attenuare l’impatto sui consumatori.

Il nodo, però, resta il tempo

Il problema è che le famiglie hanno bisogno di una risposta immediata, mentre le soluzioni europee richiedono tempi politici e tecnici decisamente più lunghi. A meno di accelerazioni o convocazioni straordinarie, non sembra infatti profilarsi prima di settembre un nuovo intervento strutturale in grado di incidere rapidamente sul prezzo alla pompa.

Ed è proprio il fattore tempo a trasformare il caro-carburanti in un terreno di scontro politico.

L’opposizione chiede di rafforzare gli interventi sul fronte fiscale. La segretaria del Pd Elly Schlein insiste sull’introduzione del sistema delle accise mobili, sostenendo che il governo debba intervenire mentre il prezzo della benzina continua a rimanere sopra la soglia psicologica dei due euro al litro. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte sollecita invece un Consiglio dei ministri straordinario dedicato all’emergenza carburanti.

Sul fronte delle associazioni dei consumatori, il Codacons stima che il rientro dalle vacanze, sommando carburante, pedaggi e soste nelle aree di servizio, possa arrivare a costare circa 270 euro a famiglia, con punte prossime ai 300 euro.

Assoutenti chiede quindi di prolungare il taglio delle accise almeno fino al 6 settembre e indica come possibile fonte di finanziamento proprio gli extraprofitti realizzati nei comparti energetico, petrolifero, bancario e assicurativo.

Dal 25 agosto la prova del meccanismo mobile

La partita si sposta ora sul funzionamento delle accise mobili. Il meccanismo consente allo Stato di destinare parte dell’Iva aggiuntiva incassata grazie all’aumento delle quotazioni petrolifere alla riduzione temporanea delle accise.

Non si tratta, dunque, di un intervento completamente nuovo. Una misura analoga era già stata utilizzata alla fine di luglio: il decreto Mef-Mase del 27 luglio aveva previsto una riduzione dell’accisa sul gasolio per il 28 e 29 luglio, finanziata attraverso 20,5 milioni di euro di maggior gettito Iva.

La questione è capire se questo strumento possa essere sufficiente davanti a una nuova accelerazione dei prezzi internazionali.

Il pieno diventa un termometro dell’economia

Il carburante, in questa fase, è molto più di una voce del bilancio familiare. Il suo prezzo condiziona i costi di trasporto, la logistica, la distribuzione delle merci e, a cascata, una parte significativa dei prezzi al consumo.

Per questo il passaggio del 24 agosto rappresenta un test politico ed economico. Da una parte c’è l’esigenza di proteggere immediatamente il potere d’acquisto; dall’altra la necessità di evitare interventi fiscali emergenziali destinati a diventare permanenti.

La sfida, per l’Italia e per l’Europa, sarà quindi trovare un equilibrio tra sostegno immediato e misure strutturali. Nel frattempo, per milioni di automobilisti, il problema resta molto più concreto: quanto costerà il prossimo pieno?

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