Il risiko bancario italiano cambia ancora una volta traiettoria e, soprattutto, alza la posta. Il Monte dei Paschi di Siena non intende restare spettatore nella partita che vede Intesa Sanpaolo puntare sul gruppo senese con un’offerta da 30,6 miliardi di euro. Il consiglio di amministrazione di Mps ha infatti approvato il piano presentato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio per promuovere due distinte offerte pubbliche di scambio, una su Banco Bpm e l’altra su Banca Generali.
È una risposta destinata a ridisegnare la mappa delle grandi banche italiane. Non soltanto perché coinvolge due istituti strategici, ma perché introduce nella contesa una possibile architettura alternativa: invece di lasciarsi inglobare da Intesa, Mps prova a costruire attorno a sé un nuovo polo bancario e finanziario, ampliando il proprio perimetro e modificando gli equilibri azionari.
La partita più delicata, sotto questo profilo, è quella su Banca Generali. Secondo quanto emerge dagli ambienti finanziari, l’offerta dovrebbe essere costruita utilizzando come contropartita azioni della stessa Mps, e non la partecipazione che il Monte detiene in Generali. Una scelta tecnicamente e strategicamente rilevante, perché potrebbe trasformare l’operazione in un vero incrocio di partecipazioni.
Se Banca Generali e il gruppo Generali decidessero di aderire all’offerta, il Leone di Trieste potrebbe infatti ritrovarsi con una partecipazione significativa nel capitale di Mps. Sulla base delle attuali capitalizzazioni, circa 35,9 miliardi per Mps e 7,9 miliardi per Banca Generali, la quota potenziale viene stimata intorno al 10% del capitale della banca senese, prima di eventuali effetti diluitivi legati a una successiva integrazione con Banco Bpm.
È il dettaglio che rende la mossa di Lovaglio particolarmente interessante. L’operazione non sarebbe soltanto una scalata finanziaria, ma potrebbe diventare il tassello di un nuovo equilibrio industriale nel quale Generali assumerebbe un ruolo diretto nella compagine azionaria di Mps. Una prospettiva che porta inevitabilmente la partita oltre i confini del semplice risiko bancario e la proietta nel più ampio sistema delle alleanze finanziarie italiane.
L’offerta su Banca Generali è stata inoltre sottoposta al comitato parti correlate di Mps, considerato che il Monte è a sua volta azionista di Generali con una quota del 13,3%. Un intreccio che rende particolarmente importante la governance delle operazioni e che testimonia quanto siano ormai interconnesse le partecipazioni dei grandi gruppi finanziari italiani.
La sfida a Intesa
La logica complessiva appare chiara: Mps cerca una strada diversa da quella indicata dall’offerta di Intesa Sanpaolo. L’operazione annunciata dal maggiore gruppo bancario italiano ha aperto una partita da decine di miliardi e ha messo il Monte davanti a una scelta strategica. Accettare il ruolo di preda oppure tentare di diventare protagonista di un processo di consolidamento.
Lovaglio sceglie la seconda strada. L’idea è costruire una combinazione che possa rafforzare il peso del Monte nel sistema bancario italiano attraverso l’integrazione con Banco Bpm e, parallelamente, ampliare la presenza nel wealth management e nei servizi finanziari attraverso Banca Generali.
Sono due operazioni differenti, ma inserite nella medesima strategia. Da una parte una banca commerciale con una presenza significativa nel Nord Italia e una rete capillare; dall’altra un operatore specializzato nel private banking e nella gestione patrimoniale. L’eventuale combinazione potrebbe quindi modificare sensibilmente il profilo industriale di Mps.
Il punto decisivo sarà naturalmente rappresentato dalle condizioni delle offerte, dalla risposta degli azionisti e dalle eventuali autorizzazioni necessarie. Ma la decisione del cda segna già un passaggio fondamentale: il Monte non si limita più a difendersi dall’offerta di Intesa, prova a contrattaccare.
Piazza Affari prende posizione
La Borsa ha reagito rapidamente alla notizia. Banco Bpm ha accelerato dell’1,6%, mentre Banca Generali ha guadagnato l’1,4%, segnali che il mercato attribuisce un valore concreto alla possibilità che le due società diventino protagoniste della nuova fase del risiko.
Più prudente Mps, che ha chiuso in calo dello 0,4%, mentre Intesa Sanpaolo ha segnato un progresso dello 0,4%. In rosso Unipol, che ha lasciato sul terreno il 2,9%, mentre Generali ha guadagnato lo 0,2%.
Numeri che raccontano una prima fotografia di una partita ancora apertissima. Gli investitori sembrano infatti distinguere tra chi potrebbe beneficiare direttamente delle nuove offerte e chi, come Mps, si trova al centro di una trasformazione destinata a produrre effetti ben oltre il singolo movimento azionario.
Il risiko, insomma, è tornato a muoversi. E questa volta il Monte dei Paschi, dopo anni nei quali il suo destino è stato spesso deciso altrove, prova a sedersi al tavolo con una carta propria. L’obiettivo non è soltanto evitare l’offerta di Intesa, ma dimostrare che Siena può ancora essere il centro di un progetto bancario di grandi dimensioni.
La vera sfida, adesso, sarà capire se il mercato e gli azionisti saranno disposti a seguirla.
