29 Ottobre 2026, giovedì
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Il giallo di Pietracatella, la pista della ricina si restringe: Gianni e Alice Di Vita “negativi”

Gli esami effettuati dal Robert Koch Institute di Berlino escludono un’esposizione alla sostanza tossica per padre e figlia. Gli accertamenti tedeschi confermano così i risultati già emersi dal Centro antiveleni di Pavia. Intanto la procura di Larino torna ad ascoltare Alice Di Vita.

Arriva da Berlino un nuovo tassello nel complesso mosaico dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, il caso che da mesi tiene accesi i riflettori sul piccolo centro del Campobassano. Gli esami eseguiti dal Robert Koch Institute sui campioni di sangue di Gianni e Alice Di Vita hanno dato un esito netto: nei due non è stata rilevata alcuna evidenza di esposizione alla ricina.

I prelievi erano stati effettuati lo scorso 1° luglio, nell’ambito degli accertamenti disposti dalla procura di Larino. I campioni erano stati quindi inviati in Germania, a uno dei centri di riferimento internazionali per lo studio e l’identificazione delle sostanze tossiche.

Il risultato, secondo quanto appreso dall’ANSA da fonti qualificate, rafforza dunque un quadro investigativo già emerso nei mesi scorsi: Gianni e Alice Di Vita non sarebbero mai entrati in contatto con la ricina.

La conferma arrivata dalla Germania

L’esito degli esami tedeschi assume un peso particolare proprio per la sensibilità delle metodiche utilizzate. Il coinvolgimento del Robert Koch Institute era stato deciso dalla procura anche per la possibilità di ricercare eventuali tracce riconducibili all’esposizione alla ricina a distanza di tempo dall’evento.

Gli accertamenti erano finalizzati, in particolare, a verificare la possibile presenza di anticorpi indicativi di una precedente esposizione alla sostanza. Il responso è stato negativo.

Una conclusione che non arriva, però, come un fulmine a ciel sereno. Le analisi effettuate dal Centro antiveleni di Pavia avevano già fornito indicazioni nella stessa direzione. Il passaggio tedesco rappresentava quindi un ulteriore livello di verifica, affidato a tecniche diagnostiche particolarmente avanzate.

Un risultato che non chiude il giallo

Se da un lato gli esami contribuiscono a escludere l’esposizione alla ricina per Gianni e Alice Di Vita, dall’altro non risolvono il nodo centrale dell’inchiesta: come sia avvenuto l’avvelenamento che ha provocato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara e, soprattutto, in quali circostanze le due siano entrate in contatto con la sostanza.

È proprio su questo terreno che continuano a muoversi gli investigatori e la procura di Larino. Ogni risultato analitico diventa così un tassello utile a restringere il campo delle ipotesi, ma non necessariamente a indicare, da solo, una spiegazione definitiva.

Alice Di Vita nuovamente ascoltata

Nel frattempo, l’attività investigativa prosegue anche sul piano testimoniale. La procuratrice Elvira Antonelli ha nuovamente sentito Alice Di Vita, secondo quanto riferito da fonti qualificate all’ANSA.

Il nuovo ascolto si inserisce in un’inchiesta nella quale gli accertamenti scientifici e le testimonianze procedono parallelamente. Il dato emerso da Berlino, in questo senso, offre agli inquirenti un elemento ulteriore da incrociare con gli altri risultati raccolti nel corso dei mesi.

Il giallo di Pietracatella resta dunque aperto. Ma, con il responso del Robert Koch Institute, una certezza in più sembra ormai acquisita: per Gianni e Alice Di Vita non vi sarebbe stata esposizione alla ricina. Un punto fermo che restringe il perimetro dell’indagine, mentre la procura continua a cercare le risposte attorno alle due morti che hanno sconvolto la comunità molisana.

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