La crisi tra Stati Uniti e Iran torna a proiettare la sua ombra ben oltre il Medio Oriente. Dopo l’ennesimo confronto sullo Stretto di Hormuz, Teheran avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di colpire obiettivi militari americani in Europa nel caso in cui il presidente Donald Trump decidesse di imprimere una nuova accelerazione all’offensiva.
A riferirlo è il Financial Times, che cita fonti vicine al governo iraniano. Secondo il quotidiano britannico, tra le possibilità esaminate da Teheran figurerebbero strutture e asset statunitensi nel Sud-Est europeo, con particolare attenzione a Bulgaria e Cipro. L’eventualità segnerebbe un salto di qualità nella crisi: il confronto non sarebbe più confinato al Golfo e alle aree direttamente coinvolte nel conflitto, ma potrebbe raggiungere il territorio europeo.
La risposta della Nato
Di fronte alle indiscrezioni, la Nato sceglie una linea netta. Un funzionario dell’Alleanza ha fatto sapere che l’organizzazione è pronta a «rispondere a qualsiasi minaccia» e ad adottare tutte le misure necessarie per difendere i propri membri.
Non è soltanto una dichiarazione politica. La Nato richiama infatti quanto accaduto nei mesi scorsi, quando le sue difese aeree hanno intercettato in quattro diverse occasioni missili balistici lanciati dall’Iran e diretti verso la Turchia. Un precedente che, secondo l’Alleanza, dimostra la solidità della propria capacità di deterrenza e della rete difensiva a protezione degli alleati.
Hormuz resta il punto di pressione
Al centro della nuova escalation rimane lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi strategici per il traffico energetico mondiale. Teheran ha minacciato di assumere una postura «pienamente offensiva» qualora fallissero i tentativi diplomatici e ha lasciato intendere di essere pronta a utilizzare la forza per contrastare il blocco navale statunitense.
Il rischio, dunque, è quello di una progressiva dilatazione del teatro di crisi. Secondo il Financial Times, le valutazioni iraniane non riguarderebbero soltanto installazioni militari: Teheran starebbe esaminando anche la possibilità di colpire infrastrutture sottomarine di comunicazione nello Stretto di Hormuz, aprendo un ulteriore fronte, quello della guerra alle infrastrutture strategiche.
Dalla deterrenza alla prova dell’Alleanza
È proprio questo lo scenario che preoccupa maggiormente la Nato. Un eventuale attacco iraniano contro un obiettivo americano situato in un Paese membro non sarebbe infatti un episodio isolato, ma potrebbe trasformarsi rapidamente in una questione di sicurezza collettiva.
Per questo il messaggio dell’Alleanza punta soprattutto sulla deterrenza: mostrare a Teheran che l’allargamento del conflitto avrebbe conseguenze molto più ampie di quelle immaginate. La Nato evita di anticipare quali sarebbero le eventuali contromisure, ma ribadisce di essere pronta ad agire per difendere tutti gli alleati.
La partita diplomatica, intanto, appare sempre più fragile. Le tensioni sullo Stretto di Hormuz si sommano alla crescente pressione militare e alle difficoltà nel rilanciare il dialogo tra Washington e Teheran. In questo quadro, l’Europa rischia di trasformarsi da spettatore della crisi a possibile nuovo terreno dello scontro.
Ed è proprio qui che la frase della Nato assume il suo peso maggiore: «Pronti a reagire» non è soltanto un messaggio rivolto all’Iran, ma un avvertimento sulla soglia oltre la quale la crisi potrebbe cambiare definitivamente dimensione.
