Una linea ribadita senza esitazioni, nel segno della coerenza politica e della critica frontale all’approccio occidentale al conflitto ucraino. Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle, torna a intervenire sul tema della guerra in Ucraina con una posizione netta: fermare l’escalation militare e riaprire il canale diplomatico.
“Da quattro anni diciamo la stessa cosa – sottolinea –: è il momento che la politica trovi il coraggio di far tacere le armi e di far parlare la diplomazia”. Un messaggio che, secondo l’esponente pentastellata, è stato condiviso da centinaia di migliaia di cittadini scesi in piazza per chiedere la fine del conflitto, non il suo prolungamento.
Appendino traccia un bilancio severo della strategia seguita finora: invio continuo di armamenti, ingenti risorse economiche sottratte – a suo dire – a settori cruciali come sanità e salari, e un bilancio umano drammatico. “Dopo quattro anni la guerra è ancora lì – osserva – e il negoziato non è mai realmente partito”. Non manca una critica all’Unione europea, accusata di non aver dato seguito nemmeno all’ipotesi di nominare un commissario per la pace.
Al centro della riflessione, il nodo della strategia militare: “Continuare a puntare sulla sconfitta della Russia è una scelta non solo irrealistica, ma pericolosa”, afferma, evocando il rischio di un’escalation globale. Secondo Appendino, i fatti dimostrerebbero il fallimento di questa linea, ma il dibattito pubblico resterebbe bloccato su contrapposizioni ideologiche e “etichette” – come “filorusso” o “putiniano” – utilizzate per evitare il confronto nel merito.
La deputata insiste su una domanda di fondo: quanto a lungo si potrà continuare a votare nuovi pacchetti di aiuti militari in nome di una “pace giusta” che, nei fatti, appare sempre più distante? “La pace non sarà perfetta – riconosce – ma sarà quella possibile. E passa necessariamente da un negoziato, per quanto complesso e doloroso”.
Nel suo intervento emerge anche la dimensione interna: le ricadute economiche della guerra e delle scelte politiche adottate. Dall’aumento delle bollette alle risorse destinate alla difesa, Appendino evidenzia l’impatto sulle famiglie italiane, contrapponendolo agli investimenti mancati in sanità, istruzione e trasporti.
Da qui la proposta politica: aprire un confronto trasparente attraverso le primarie. “Devono essere i cittadini a scegliere quale politica estera vuole questo Paese – afferma – non parlamentari che si limitano a distribuire etichette sui social”. Una sfida che punta a riportare il dibattito su un piano partecipativo, nella convinzione che “gli italiani sapranno archiviare una strategia che la realtà ha già bocciato”.
