5 Agosto 2026, mercoledì
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Carburanti, Ilva e Intercity: opposizioni all’attacco tra accuse di inerzia e richieste di responsabilità

Dal caro benzina alla crisi industriale dell’ex Ilva, fino al futuro del servizio Intercity: M5S e PD incalzano il governo tra critiche politiche e richieste di interventi concreti

Il confronto politico si riaccende su tre dossier cruciali per l’economia e la vita quotidiana del Paese — carburanti, industria siderurgica e trasporto ferroviario — con le opposizioni che puntano il dito contro quella che definiscono una gestione fatta più di annunci che di decisioni.

Ad aprire il fronte è Chiara Appendino (M5S), che torna a incalzare Matteo Salvini sul tema del caro carburanti. Secondo la deputata, il leader leghista continua a riproporre la soluzione della tassazione degli extraprofitti di banche ed energia, ma lo farebbe nei contesti meno incisivi. “Un disco rotto”, lo definisce Appendino, sottolineando come Salvini, da quasi quattro anni vicepresidente del Consiglio e ministro, avrebbe già tutti gli strumenti per portare la proposta direttamente in Consiglio dei Ministri.
Il risultato, denuncia il Movimento 5 Stelle, è che mentre la politica resta ferma, i cittadini continuano a pagare prezzi alla pompa che superano i due euro al litro.

Sul fronte industriale, il Partito Democratico alza i toni sulla vicenda dell’ex Ilva. Antonio Misiani parla apertamente di “assenza sconcertante” del governo al vertice convocato al Mimit, sottolineando la mancanza dei ministri competenti in un passaggio giudicato decisivo dopo la recente sentenza della Corte d’Appello di Milano.
In gioco non ci sono solo numeri, ma oltre 17mila lavoratori tra diretti e indotto, la riconversione degli impianti e gli investimenti per sicurezza e bonifiche. Questioni che, secondo il PD, non possono essere delegate a tavoli tecnici privi del necessario mandato politico. Il rischio, avverte Misiani, è concreto: senza interventi entro tre mesi, lo spegnimento dell’area a caldo potrebbe diventare inevitabile. Da qui la richiesta: presenza piena dell’esecutivo e decisioni rapide su piano industriale e garanzie occupazionali.

Sempre dal Partito Democratico arriva infine una valutazione articolata sul dossier Intercity. Il Coordinamento nazionale trasporti accoglie positivamente l’approvazione alla Camera del provvedimento accompagnato da un ordine del giorno sulle clausole sociali, ma avverte: la partita è tutt’altro che chiusa.
Per i dem, gli Intercity rappresentano un presidio essenziale per milioni di cittadini e territori esclusi dall’alta velocità. Da qui la contrarietà a ipotesi di frammentazione del servizio, ritenute potenzialmente dannose sia per i lavoratori sia per la qualità dell’offerta. Le clausole sociali — continuità occupazionale, tutela delle competenze e diritti degli utenti — devono restare il punto fermo di ogni futura decisione.

Sul piano politico, emerge anche una critica più ampia: il governo, secondo il PD, mostrerebbe un atteggiamento selettivo verso le regole europee, pronto a contestarle su alcuni temi ma non quando incidono su lavoro e servizi pubblici.

Tre dossier diversi, un filo conduttore comune: la richiesta, sempre più pressante, che alle dichiarazioni seguano scelte concrete. Per le opposizioni, il tempo degli annunci è finito.

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