Si allunga l’ombra dell’emergenza sanitaria che ha colpito una struttura privata per l’infanzia nel Vibonese. Dopo la tragica morte del piccolo Alessio Pio, di appena un anno e mezzo, un nuovo bambino è stato ricoverato nelle ultime ore all’ospedale “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro, portando a sei il numero complessivo dei ricoveri legati al sospetto focolaio.
Il piccolo, che frequenta lo stesso asilo di Tropea, ha manifestato sintomi iniziali riconducibili a una gastroenterite, analoghi a quelli riscontrati nel caso del bambino deceduto. Proprio per questa somiglianza clinica, è stato disposto il trasferimento in ospedale a scopo esclusivamente precauzionale, così da consentire accertamenti approfonditi e un monitoraggio costante delle sue condizioni.
Secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie, il bambino non rientra nel gruppo dei cinque già ricoverati nei giorni precedenti – tre dei quali sono stati nel frattempo dimessi – ma rappresenta un nuovo caso che contribuisce ad alimentare la preoccupazione. Nonostante ciò, le condizioni del piccolo vengono definite rassicuranti. “La situazione è sotto controllo e il bambino sta bene”, ha dichiarato il commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia, Angelo Vittorio Sestito.
Parallelamente, proseguono senza sosta le indagini sanitarie e giudiziarie, concentrate sull’ipotesi di un’infezione da Clostridium difficile, un batterio che può provocare gravi disturbi gastrointestinali, soprattutto nei soggetti più vulnerabili. Tra le possibili cause al vaglio degli inquirenti vi è anche la contaminazione di superfici condivise, come i fasciatoi.
Nel frattempo, le autorità mantengono alta l’attenzione su tutti i bambini che hanno frequentato la struttura negli ultimi giorni: in totale 38 minori, attualmente monitorati con particolare cautela. L’asilo è stato posto sotto sequestro, mentre si attendono i risultati delle analisi per chiarire l’origine del contagio e stabilire eventuali responsabilità.
Un quadro ancora in evoluzione, dunque, che impone prudenza ma anche rapidità nelle verifiche, per evitare ulteriori rischi e garantire la sicurezza dei più piccoli.
