Una sentenza che accoglie solo in parte la ricostruzione dell’accusa e riscrive la dinamica di una tragedia che ha scosso il territorio. Il Tribunale di Asti, con il giudice Matteo Bertelli Motta, ha condannato a otto anni di reclusione il sessantenne Franco Vacchina, assolvendo invece il 47enne Davide Bertello al termine del processo con rito abbreviato per l’incidente avvenuto l’11 dicembre scorso sull’autostrada A33 Asti-Cuneo.
Nel violento impatto perse la vita la ventenne Matilde Baldi, morta dopo cinque giorni di agonia all’ospedale di Alessandria, mentre la madre, Elvia Pia, riportò gravi ferite. Le due viaggiavano a bordo di una Fiat 500 che procedeva a circa 70 chilometri orari quando fu travolta dalla Porsche guidata dall’imputato poi condannato, lanciata — secondo gli accertamenti — a oltre 200 chilometri orari.
Il punto centrale del processo, tuttavia, era un altro: stabilire se quella sera fosse in corso una gara di velocità tra le due Porsche. Un’ipotesi sostenuta dalla pubblico ministero Sara Paterno, che aveva chiesto condanne più severe — dieci anni per Vacchina e cinque per Bertello — e contestato anche il reato di omissione di soccorso al secondo automobilista.
Il giudice ha però escluso la sussistenza di una competizione tra i due veicoli, ridimensionando così l’impianto accusatorio. Una valutazione decisiva che ha portato all’assoluzione piena di Bertello e a una condanna meno pesante rispetto alle richieste per Vacchina, ritenuto comunque responsabile dell’impatto mortale.
La sentenza traccia quindi una linea netta: non una sfida tra auto sportive, ma una condotta individuale gravemente imprudente, sufficiente però a determinare conseguenze devastanti. Un epilogo giudiziario che lascia aperto il dolore per una vita spezzata e interroga ancora sul tema della sicurezza stradale e dei limiti — spesso ignorati — della velocità.
